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Viterbo, cucina. Le feste della Tuscia uniscono le tradizioni sacre a quelle profane

Vittoria Tassoni
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La Tuscia, antica terra degli Etruschi, è una delle zone più suggestive dell’alto Lazio. I popoli che l’hanno abitata hanno lasciato tradizioni che si sono tramandate fino a oggi. Gli antichi culti pagani dedicati a divinità connesse alla primavera e alla fertilità come Maia, Flora e Cerere dea delle messi e del grano, vennero trasformati  in eventi religiosi e popolari. In queste feste, dove troviamo l’identità di una comunità e di un territorio, si fondono logos e mito con un ritualismo che si compie a ogni stagione.

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Tra i più rappresentativi. La Pasqua a Tarquinia, con il “Cristo che corre” che attira sempre tanti visitatori da ogni parte d’Italia. A maggio, in provincia di Viterbo  c’è la celebrazione della Madonna del Monte o delle “passate” nel paese di Marta, la festa della Madonna del Fiore, i Pugnaloni ad Acquapendente. Mentre a settembre a Viterbo si festeggia la patrona Santa Rosa, per la quale viene fatta una grande e folcloristica celebrazione.  

 

 

A Tarquinia il “Cristo che corre” è la processione più sentita dai Tarquiniesi del pomeriggio della domenica di Pasqua. E’ detta la processione del Cristo che corre, perché i figuranti percorrono il tragitto a passo di marcia, quasi correndo. Ci sono testimonianze di questa festa che risalgono al 1778.  Si racconta che a scolpire la statua fosse stato un carcerato del bagno penale di Tarquinia (Saline) poi accecato per non riprodurne più di uguali. Nei primi anni 80 il pittore artigiano Balduini iniziò una ricerca non facile, che portò alla luce il vero autore della statua. A crearla fu Bartolomeo Canini su un modello di Pietro Tenerani.La processione ha i figuranti che ricoprono diversi ruoli tutti importanti e con un significato specifico. Il poeta Vincenzo Cardarelli nato e vissuto a Tarquinia, le ha dedicato la poesia: Il sole a picco 1952

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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“Da San Giuseppe si nomina un’altra parrocchia del mio paese. Questa è gloriosa per possedere la macchina del Redentore, grande, roseo, bellissimo, con gli occhi celesti e un’incredibile ferita sul fianco, che si porta in processione la sera del sabato Santo, prima che cali il sole, correndo, con un seguito di tronchi enormi che fanno selva. Lungo il suo viaggio, dalla finestra, si sparano fucilate in aria: le campane sciolgono e suonano a festa. Mentre questo accade, giunta la processione in cima alla piazza, il Cristo risorto che molleggia, portato a spalla, sopra un mare di teste, come nave in mezzo alla burrasca, si volta e, col braccio alzato, posa un momento a benedire il popolo genuflesso, pieno di felicità e di benessere, già col sapore delle uova pasquali in bocca.”

 

La Festa del Cristo Risorto non ha un piatto identificativo, in quanto cade nel giorno di Pasqua, e l’usanza di ogni famiglia della Tuscia ma anche a Roma era di riunirsi la mattina per fare colazione con uova sode, affettati misti,la pizza dolce di pasqua e la coratella ,il quinto quarto dell’agnello.

 

Coratella d’agnello con la cipolla

INGREDIENTI:

1 coratella d’agnello

1 spicchio d’aglio

2 cipolle

½ bicchiere di olio e.v.

1 bicchiere di vino bianco secco

un rametto di rosmarino

aceto q.b.

sale, pepe

 

PROCEDIMENTO:

La coratella va lavata accuratamente e asciugata. Tagliare a piccoli pezzi i diversi organi ma lasciandoli separati e, sempre divisi, metterli in acqua a cui è stato aggiunto un po’ di aceto per togliere un pochino di odore.

In una padella soffriggere l’aglio e le cipolle a fettine nell’olio e.v.o. e il rosmarino; quando le cipolle saranno appena appassite aggiungere il polmone e dopo pochi minuti il cuore. Far cuocere per circa 15 minuti, poi aggiungere la milza, il fegato e le animelle. Aggiungere il sale, il pepe e il vino. Ultimare la cottura aggiungendo, se occorre, un po’ di vino.

 

COLOMBA SALATA DI PASQUETTA

Ingredienti

500 g di farina

150 g di patate lessate e passate

100 g di olio

80 g di latte

80 g di acqua

100 g di provola affumicata a dadini

100 g di prosciutto tritato

1 cucchiaio raso di sale

1 uovo

2 peperoncini rossi

35 g di lievito di birra

sale, pomodori ciliegini, olive nere, capperi

Procedimento

 

In una ciotola sciogliete il llievito con il latte e l’acqua tiepidi. Unite la farina, le patate, il sale, l’uovo e impastate battendo fino ad ottenere un impasto morbido ma elastico. Unite ancora il prosciutto, il formaggio e i peperoncini tritati. Lasciate lievitare per un’ora, poi dividete la pasta in due parti delle quali una deve risultare un poco piu’ grande, e lavorate brevemente.

Con la parte piu’ piccola formate un ovale un poco allungato e disponetelo sulla teglia. Con l’altra parte dell’impasto formate un triangolo con il vertice arrotondato e disponetelo trasversalmente sull’ovale tendendolo leggermente per assottigliarlo. Piegatene la punta a formare la testa della colomba, torcetene la base a formare la coda. Con i rebbi di una forchetta fate dei segni sul bordo della coda, pennellate con olio e guarnite con pomodoro, olive e capperi. Fare lievitare per 40-50 minuti, infornate a 200 gradi per 15-20 minuti, poi a 180 per circa 20-30 minuti. Se si colora troppo coprite con carta stagnola.