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Viterbo, rifiuti. Un altro biodigestore a Le Fornaci

Massimiliano Conti
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Il 5 giugno è la giornata mondiale dell’ambiente. E il 5 giugno è anche il giorno in cui la Ecologia Viterbo inaugurerà - salvo intoppi - un impianto di compostaggio in località Le Fornaci. La struttura sarà in grado di accogliere 30 mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani di matrice organica provenienti dalla raccolta differenziata e rifiuti verdi. Ma c’è una novità rispetto all’impianto già autorizzato: la Ecologia ha presentato una variante sostanziale al progetto “per l’inserimento della sezione anaerobica”.

 

In pratica, un biodigestore per la produzione di biometano, che ora dovrà essere sottoposto a Valutazione di impatto ambientale. Il 4 aprile la direzione regionale ambiente ha trasmesso alla Provincia e al Comune di Viterbo, al ministero della Cultura, all’Arpa Lazio, all’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, alla Asl e ai vigili del fuoco, la comunicazione di avvio della procedura di Via: i soggetti interessati hanno trenta giorni di tempo per presentare osservazioni in merito al progetto. Come reagirà il vasto fronte ambientalista, alla luce delle barricate già sollevate contro un impianto analogo all’Acquarossa, è tutto da vedere. Ma tant’è. “L’idea è quella di produrre biometano per alimentare i nostri veicoli e anche quelli dei vari comuni che afferiscono al nostro impianto, a cominciare da quello di Viterbo”, spiega l’ingegner Pierpaolo Lombardi, amministratore delegato di Ecologia Viterbo, illustrando anche quelli che, a suo dire, saranno i benefici che l’impianto di compostaggio alle Fornaci determinerà per il territorio di Viterbo e per tutta la Tuscia in generale: “Verrà ridotto di un buon 10 per cento il volume dei rifiuti che attualmente finiscono nella nostra discarica”. Non è poco per un sito a rischio esaurimento a causa della spazzatura di Roma e del resto del Lazio spedita qui dalla Regione a colpi di ordinanze: Monterazzano, dopo la chiusura di Albano Laziale, è infatti l’unica discarica oggi attiva sull’intero territorio regionale.

 

Al netto delle perdite di processo, Ecologia Viterbo punta a trasformare in compost (cioè in fertilizzante naturale) 25mila tonnellate l’anno di frazione organica dei rifiuti. “A patto – sottolinea Lombardi - che tutti i comuni della Tuscia e anche quelli della provincia di Rieti facciano la loro parte, spingendo il pedale sulla raccolta differenziata dell’umido”. Il materiale organico che i cittadini oggi non differenziano finisce infatti nell’impianto Tmb di Casale Bussi, dove viene stabilizzato e poi smaltito in discarica. Per la cronaca, risale al 7 febbraio 2020 l’Autorizzazione integrata ambientale all’impianto per il compost delle Fornaci. “L’impianto così progettato sembrerebbe soddisfare appieno il fabbisogno della provincia di Viterbo – dichiarò in quella circostanza la consigliera regionale del M5S Silvia Blasi -. Se infatti si segue la logica del nuovo Piano rifiuti regionale che prevede l’autosufficienza degli Ato, quello di Viterbo sarebbe a posto per il trattamento dell’organico e non necessiterebbe perciò di ulteriori impianti simili”. Dal canto suo, il Comune di Viterbo non espresse alcun parere sul progetto disertando la Conferenza dei servizi.