Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, per le donne stipendi più bassi del 10%

Beatrice Masci
  • a
  • a
  • a

Prima del Covid lavorava una donna su due, dopo, solo il 48%. La maggioranza opera nei settori del commercio o negli ambiti in cui la retribuzione è minima e lo sforzo fisico è notevole, basti pensare alle addette alla mensa o a chi si occupa della cura delle persone. E’ questa la fotografia che emerge da uno studio del sindacato Usb sul lavoro femminile nella Tuscia. La situazione si fa drammatica se si passa a considerare l’aspetto retributivo. “Nella Tuscia - spiega Luca Paolocci dell’Usb - le donne impegnate nel commercio superano il 60% e la loro retribuzione, rispetto a quella degli uomini, in media è più bassa del 10%. Questo è dovuto all’impostazione di contratti part time e alla difficoltà di fare carriera interna. Le lavoratrici, su cui gravano anche gli incarichi familiari, sono spesso costrette a trattare con il datore l’orario di lavoro e i turni, proprio perché vengono cambiati di continuo e spezzati nell’arco della giornata. Così 4 o 6 ore di lavoro al giorno vengono spalmate fra mattina e pomeriggio, obbligando di fatto le lavoratrici a vivere fuori dai centri commerciali, impossibilitate a sostenere i costi di un continuo via vai fra casa e luogo di lavoro”. La situazione, per le lavoratrici viterbesi, non cambia anche se cambia il settore.

“Nell’ambito del settore pulimento - evidenzia ancora Luca Paolocci - i posti nelle mense e nei servizi socio-assistenziali sono quasi totalmente occupati da donne che spesso lavorano per cooperative in appalto. Hanno fra le 5 e le 20 ore contrattualizzate, ma sono poi costrette a lavorare fino a 7 ore al giorno per terminare tutti gli incarichi assegnati. Ore in più che spesso non sono neanche pagate o che vengono retribuite con voci fuori norma, senza contributi e Tfr. In più sono costrette a diventare socie di cooperativa, rinunciando senza saperlo a Tfr e maternità. Per quanto riguarda le badanti, il 98% è donna, scelta appositamente perché considerata più rassicurante e premurose per questa tipologia di lavoro. Più del 50% delle lavoratrici opera in modo irregolare, con contratti grigi o completamente in nero”.

Condizioni che peggiorano nei casi di lavoratrici straniere. “Le badanti - spiega ancora Paolocci - operano senza riposi, ferie o malattia. Anche in questo caso la maternità o è sinonimo di licenziamento o il posto di lavoro viene conservato, ma senza alcuna retribuzione”. Per fare il punto della situazione, nei giorni scorsi, nel centro culturale La Caterinaccia, l’associazione Kyanos e il sindacato Usb hanno dato il via a un percorso finalizzato a dare alle donne gli strumenti di base, sindacali e legali, per difendersi sul posto di lavoro da sfruttamento e abusi di vario genere.