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Viterbo, non può più vedere il figlio della compagna morta e fa causa al Comune

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Chiede oltre 400 mila euro al Comune perché non può più vedere il figlio della compagna morta che lui ha cresciuto come un figlio. Protagonista un settantenne di San Martino al Cimino che dal 2018 non può più vedere il ragazzo che oggi ha 14 anni. All’epoca gli fu tolto dai servizi sociali pochi mesi dopo la morte della mamma del piccolo. decisivo fu un controllo durante il quale venne trovata casa in disordine. Oggi l’uomo non sa più dov’è il bambino anche se in tutto questo tempo non si è mai arreso all’idea di non poterlo vedere.

 

Per questo nei mesi scorsi, assistito dall’avvocato Giovanni Bartoletti, ha fatto causa al Comune giudicando lesivo nei suoi confronti l’operato dei servizi sociali. Nella citazione l’uomo chiede 336.500 per la perdita del rapporto con il bambino, il rimborso delle spese legali sostenute per 25.500 e 75 mila euro di danno di immagine. In tutto 437 mila euro. Per domani pomeriggio, 12 aprile, in via telematica è previsto il tentativo di mediazione - tramite la camera di commercio - previsto ormai da tempo per le cause civili. Il Comune di Viterbo, con una delibera del commissario straordinario, nei giorni scorsi ha nominato un difensore per resistere, ossia l’avvocato Andrea Miroli.

 

Se ci sarà un risarcimento - dice l’uomo di San Martino - tolte le spese sostenute in questi anni devolverò tutto  ai genitori che come me si sono visti strappare i figli”.
Il bambino du portato via dalla sua abitazione nell’agosto del 2018 e da allora non l’ha più visto. “Ho chiesto al tribunale dei minori di accordarmi un incontro, ma il giudice si è riservato e da novembre non ha ancora deciso. E’ passato un altro Natale e forse passerà anche Pasqua senza vedere il ragazzo”. 
Ma l’uomo continua la sua battaglia e nei mesi scorsi ha inviato addirittura una relazione alla commissione parlamentare sull’infanzia.
Il pensionato, pur non essendo il padre naturale del ragazzo, si prese cura del bambino. Fu scelto come padrino per battesimo e comunione, accompagnava a scuola il piccolo, firmava le pagelle insieme alla madre, seguiva il bimbo con gli scout, nella banda musicale e facendogli fare sport. Poi la "favola" è finita nel 2018 quando la sua compagna e madre del bambino, una donna arrivata da un paesi dell'Est Europa, è deceduta mentre era in attesa di un trapianto al fegato. Prima di morire la donna scrisse in una lettera che avrebbe voluto che a prendersi cura del bambino fosse il 72enne. Infatti il bambino venne affidato proprio a lui, ma durante un controllo dei servizi sociali la casa venne trovata in disordine e il bambino è stato allontanato per sempre.