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Viterbo, concorso docenti. Bocciato 90% dei candidati

Massimiliano Conti
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La strage degli innocenti. E’ stato ribattezzato così, il concorso ordinario per insegnare nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Nella Tuscia i numeri sono finora in linea con quelli nazionali, cioè sconfortanti. Il 90-95% dei candidati non ha superato la prova scritta computer based con domande a risposta multipla, le famigerate crocette. In totale erano oltre 300 gli aspiranti prof viterbesi - molti dei quali sono già in cattedra da svariati anni - che hanno tentato di conquistare l’agognato ruolo attraverso una procedura concorsuale che si è rivelata una colossale presa per i fondelli. “In base ai riscontri che abbiamo avuto finora – spiega Brunella Marconi, segretaria provinciale Snals – nella provincia hanno superato la prova una trentina di candidati. Il 10% del totale, a essere ottimisti”. Delle due l’una: o chi aspira ad una cattedra dovrebbe scegliersi un altro mestiere o, più probabilmente, dovrebbero sceglierselo chi ha preparato le batterie di domande e anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Il quale, nella peggiore tradizione italiana, ha scaricato la responsabilità dell’ecatombe su chi l’ha preceduto, ovvero la pentastellata Lucia Azzolina. Che è un po’ come sparare sulla croce rossa. La maggior parte delle domande proposte, in tutte le classi di concorso, sono risultate astruse o errate. Il tutto nel segno del più sterile nozionismo, con buona pace delle moderne teorie pedagogiche, che vorrebbero in cattedra educatori e non pozzi di scienza fine a se stessa. “Oltre all’assoluta inutilità di questo concorso - continua Brunella Marconi - va tenuto conto anche della sottrazione di tempo, di spazi (le aule laboratorio) ed energie che ha comportato per le scuole dove si sono svolte le prove. Decine e decine di insegnanti sono stati tolti in questi giorni alle loro classi per la sorveglianza delle prove. Dopo il concorso straordinario dello scorso anno, abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione che il sistema di reclutamento degli insegnanti non funziona e va riformato. Servono procure semplificate per gli specializzati e i già abilitati e concorsi ordinari non più basati su sole conoscenze disciplinari sganciate da competenze metodologiche e pedagogiche”.

Intanto ieri la Cgil ha scritto al ministro Bianchi perché renda pubblica la batterie delle domande, a molte delle quali, per loro stessa ammissione, non avrebbero saputo rispondere né docenti già di ruolo né, addirittura, prof universitari. Da parte sua, l’Anief ha annunciato contro il quizzone una valanga di ricorsi, che potrebbero allungare i tempi della selezione. Senza contare che in molte zone d’Italia i candidati hanno ammesso di aver usato i cellulari durante le prove per cercare le risposte. “Se vogliamo garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico – conclude la segretaria dello Snals - bisogna adottare soluzioni urgenti e concrete, non solo per i diritti dei precari ma soprattutto per garantire il reale diritto allo studio dei nostri studenti”.