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Viterbo, compra mezzi agricoli con assegno di un defunto. Condannato a un anno

In tribunale

Valeria Terranova
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È stato condannato a un anno di reclusione un vivaista di Civita Castellana che nel luglio del 2019 rifilò a un commerciante di attrezzature e mezzi agricoli, residente a Montefalco, in provincia di Perugia, un assegno di 3 mila e 500 euro retrodatato, di una banca che da tempo non esisteva più e l’intestatario del conto corrente in realtà era deceduto. Ieri in aula, a raccontare la vicenda la parte offesa, un 57enne, che denunciò il condannato il 13 luglio di tre anni fa. “Lo conobbi a maggio 2019 nel corso della fiera che viene organizzata tutti gli anni a Tarquinia – ha riferito il cinquantenne-. Si presentò come il legale rappresentante di questo vivaio in provincia di Viterbo e ordinò una motozappa e una fresa, lasciandomi il proprio bigliettino da visita e garantendomi che avrebbe pagato la merce al momento dello scarico. Qualche settimana dopo con un amico mi recai sul posto per la consegna. Quest’uomo ci ricevette in quella che credo fosse casa sua e mi diede questo assegno bancario e lo firmò davanti a me”.

“Quando andai a depositarlo in banca - ha proseguito l’uomo -, il direttore della filiale mi avvisò dicendo che il titolo di credito era praticamente nullo, non valeva niente, in quanto la data riportata era fissata addirittura al 2018, l’istituto bancario era stato assorbito da un altro gruppo da diverso tempo e che l’intestatario del conto corrente era morto. In effetti tra l’altro notai che la firma riportata sull’assegno era diversa da quella sulla bolla della fattura”. Successivamente all’amara scoperta, la parte offesa si recò nuovamente dall’acquirente per chiedere spiegazioni, con l’intenzione di arrivare a un compromesso. “Gli dissi che ero disposto anche a riprende indietro le macchine, anche se fossero state usate pur di rientrarci con i soldi – ha spiegato il 57enne -, e quando gli chiesi che fine avessero fatto mi rispose che non le aveva più. Alla fine del confronto mi promise che avrebbe saldato il conto, ma non fu così e pertanto mi rivolsi ai carabinieri della caserma locale”.

In seguito, l’imprenditore agricolo fu contattato dai militari che raccolsero la sua querela e lo informarono di aver ritrovato soltanto la motozappa, durante alcuni sopralluoghi scattati a seguito della denuncia. Il pubblico ministero, in conclusione della propria requisitoria, ha avanzato un’istanza di condanna a 8 mesi e al pagamento una multa di 800 euro. Il difensore dell’uomo ha chiesto invece l’assoluzione per insufficienza di prove e in subordine che il reato contestato venisse riqualificato nella fattispecie dell’insolvenza fraudolenta. Il verdetto finale emesso dal giudice Elisabetta Massini ha condannato il vivaista a un anno di carcere e a una multa di 300 euro, senza concedere le attenuanti generiche e neanche la sospensione della pena per via dei “plurimi precedenti penali” dell’uomo.