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Viterbo, accoglienza immigrati. L'Arci ricorre al Tar

Massimiliano Conti
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L’accoglienza dei rifugiati a Viterbo finisce a carte bollate. L’Arci Solidarietà ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro l’affidamento alla cooperativa sociale di Tarquinia Alicenova Onlus del Sai, il sistema di accoglienza e integrazione. Si tratta dell’ex Sprar (poi ribattezzato Siproimi), la rete degli enti locali per l’accoglienza integrata, che nel capoluogo, così come in molti altri comuni della provincia di Viterbo, ha visto protagonista per anni l’Arci.

 

Il 15 febbraio, con nota numero 17489/20202, a firma del dirigente del V settore Romolo Rossetti, il servizio è stato affidato alla onlus tarquiniese dopo l’espletamento di una gara d’appalto. L’Arci ha tuttavia presentato ricorso al Tar. Per Rossetti l’atto da lui firmato sarebbe perfettamente legittimo, ragione per cui è dei giorni scorsi la delibera con cui il commissario straordinario Antonella Scolamiero e il segretario generale di Palazzo dei Priori hanno dato incarico all’avvocato Maria Teresa Stringola, che in passato si è già occupata di contenziosi analoghi, di resistere nel giudizio. 
Per i non addetti ai lavori, il decreto Lamorgese (130/2020) ha introdotto il Sai che, nell’ambito della cosiddetta seconda accoglienza (la prima è quella rappresenta dagli hotspot e dai Cpa), ha sostituito il Siproimi, il sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati. Quest’ultimo era stato voluto da Salvini ai tempi in cui era ministro dell’Interno al posto del vecchio sistema Sprar, che secondo il leader leghista negli anni aveva creato un presunto business dell’accoglienza. Una tesi rispedita al mittente dagli operatori del settore, secondo cui sarebbe stata propria la riforma di Salvini ad alimentare quel business che a parole l’ex ministro voleva stroncare. Ma tant’è. Oggi con il Sai voluto dalla Lamorgese si è ritornati ai principi dello Sprar, ossia a un’accoglienza più orientata all’integrazione.

 

 

Al sistema possono accedere sia i richiedenti asilo che i titolari di protezione, mentre la riforma Salvini aveva limitato l’accesso al sistema solo a coloro che avevano già ottenuto una risposta positiva alla domanda di asilo e ai minori stranieri non accompagnati. I richiedenti asilo ricevono assistenza materiale, legale, sanitaria e linguistica, mentre i titolari di protezione hanno anche servizi più esplicitamente rivolti all’integrazione e all’orientamento lavorativo. Se i posti nel Sai si esauriscono, si ricorre al sistema di accoglienza straordinaria, ossia i Cas, che sono una forma ibrida tra prima e seconda accoglienza.