Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, chiude dentro casa l'ex compagna. Marocchino condannato

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

È stato condannato a un anno di reclusione con sospensione della pena per violenza privata un trentenne, di origini marocchine, il quale è stato invece assolto dai reati di maltrattamenti in famiglia, violazione di domicilio e danneggiamento. A trascinarlo in tribunale l’ex compagna, madre di tre bambini, tra i 3 e gli 11 anni, due avuti da relazioni precedenti e uno con l’ex partner finito a processo a giugno 2021. L’escalation di violenze si sarebbe consumata a Corchiano tra luglio 2020 e novembre dello stesso anno.

 

Pertanto a carico dell’uomo fu disposto il provvedimento di allontanamento dalla casa famigliare e il divieto di avvicinamento alla donna e ai piccoli, misura che il ragazzo avrebbe violato. Stando alle ipotesi accusatorie, nello specifico, l’uomo avrebbe minacciato l’ex compagna con un coltello e le avrebbe impedito di andar via da casa portando con sé i bambini e in particolare, nel corso di un altro episodio, l’avrebbe costretta a chiudersi a chiave nell’appartamento insieme a lui e ai piccini per non consentirle di scappare e rifugiarsi dalla madre. Tuttavia, tali circostanze furono ridimensionate dalla persona offesa, che testimoniò in aula a giugno 2021, la quale aggiunse inoltre di aver sotterrato l’ascia di guerra e di essersi riappacificata con l’ex convivente, contro il quale tra il 2018 e il 2019 aveva sporto altre denunce, che successivamente ritirò. Ieri in aula davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco sono state sentite le due sorelle del ragazzo, citate dal difensore, l’avvocato Luigi Mancini, le quali hanno spiegato di non aver mai assistito personalmente ai litigi della coppia.

 

“So che discutevano spesso, ma quando mio fratello si trasferì da noi lei veniva sotto casa nostra per chiarire – ha affermato una delle testimoni della difesa-. Lui non avendo la patente non avrebbe potuto raggiungerla. Quando si confidava con me mi diceva che era esasperato dalla situazione che viveva come fosse un fallimento e che era tutto più complicato per via del bambino. Era abbattuto perché vedeva la sua famiglia sgretolarsi. So che a volte intervennero anche le forze dell’ordine per sedare dei litigi. Io di persona assistetti soltanto a dei battibecchi”. Lo stesso quadro della situazione è stato ribadito anche dall’altra sorella del trentenne. In conclusione della requisitoria il pm ha avanzato un’istanza di condanna a 2 anni e mezzo. Al termine della camera di consiglio il verdetto emesso dal terzetto collegiale ha assolto il giovane dalle accuse di maltrattamenti in famiglia, violazione di domicilio e danneggiamento, mentre il reato di sequestro di persona, in contestazione tra gli altri, è stato derubricato e riqualificato come violenza privata, delitto per il quale è stato condannato a un anno di carcere con pena sospesa.