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Viterbo, motori. La leggenda di Pietro Taruffi e della Coppa del Drago a Bagnoregio

Roberto Pomi
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Ci sono storie intrecciate con il territorio della Tuscia di cui andrebbe recuperata la memoria e messi in bella vista gli oggetti evocativi di un mondo tanto perduto quanto straordinario. Ci sono sciamani capaci di riportare nel presente i sogni di tempi gloriosi che furono, restituendo la consapevolezza che in questo pezzo di Centro Italia possono accadere cose straordinarie. 
Così, dal cilindro delle possibilità, viene pubblicato il libro che non ti aspetti: “Ritratti a motore”, Acerbo Editore. Trentadue storie, tutte diverse ed entusiasmanti, dedicate alle leggende dell’automobilismo e motociclismo. Tra queste quella riportata in vita da Flavio Verzaro, direttore del Museo Taruffi di Bagnoregio. Ora, per chi non è mai stato in visita al Taruffi, è arrivato il momento. Soprattutto dopo aver letto quanto scritto da Verzaro.

 

 

L’orologio del tempo torna alla metà del settembre 1931, nei giorni della gloriosa Coppa del Drago. La manifestazione prevedeva due gare. La gara di regolarità, che avrebbe assegnato la Coppa del Drago, si sarebbe svolta alle ore 13 di domenica 27 settembre e prevedeva due giri del Lago con partenza e arrivo a Montefiascone per un totale di 133 chilometri che andavano percorsi ad una media imposta, scelta dal concorrente, tra i 50 e i 70 orari, che andava mantenuta per tutta la durata del percorso che prevedeva controllo di partenza e arrivo e alcuni controlli segreti. La gara di velocità, premiata con la Coppa Frigo, si sarebbe svolta alle ore 17 di quella stessa domenica sul percorso in salita di circa 13 chilometri tra Bolsena e Montefiascone.
“…fu dopo la brillante prova di Monza (Monza 1931-G.P. motociclistico) - si legge nel racconto - che Ferrari mi invitò da lui a Modena, chi corre e sa quanto sia difficile entrare a far parte di una organizzazione, può comprendere la gioia e la soddisfazione che mi procurò quella convocazione; tanto più che già allora Ferrari era l’uomo che dirigeva le sorti sportive dell’Alfa Romeo. Andai a Modena leggermente emozionato, ma lui seppe mettermi a mio agio; fu esplicito e di poche parole…”.
Ferrari: “Tra una settimana c’è una corsa dalle sue parti, anzi ce ne sono due, una di regolarità e l’altra di velocità. Lei è ingegnere, dovrebbe quindi saper far di conto e far bella figura nella regolarità. Per quella di velocità faccia del suo meglio, e cominci a scegliere lei stesso la macchina fra le due che posso darle”. Questo lo scambio, all’origine del fatto che si svolse a Bolsena, tra Enzo Ferrari e Piero Taruffi. Così l’ingegnere pilota arriva nel Viterbese a bordo di una fiammante Alfa Romeo 8 C 2300 che Ferrari gli aveva messo a disposizione. Bolsena è nel pieno dei preparativi, che hanno regia nella mente e nei gesti del Principe Rodolfo del Drago, personaggio molto eclettico, che amava girare per il paese o su una bella auto oppure passeggiando con un leopardo al guinzaglio. In quei giorni signore eleganti, con cappelli e abiti con pizzi e merletti, animavano le strade godendosi quel clima di eccitata attesa mentre gli operai finivano di allestire le tribune che avrebbero ospitato il pubblico con prezzi a partire da 2 lire per arrivare a un massimo di 10.

 

Taruffi vinse la gara di regolarità e poi quella di velocità, probabilmente preparando in quei successi la vittoria dell’ultima Mille Miglia della storia, che passò proprio per Bolsena, del 1957. Alla guida, questa volta della rossa Ferrari. La leggenda di Taruffi rivive oggi nel Museo a lui dedicato a Bagnoregio. Un luogo che somiglia molto a una macchina del tempo, capace di regalare emozioni uniche tra auto d’epoca, una collezione lunare di minicar e molto altro.