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Elezioni comunali Viterbo, entro l'11 maggio le liste

Mattia Ugolini
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Comunali, arriva l’ufficialità della data. Primo turno il 12 giugno, assieme ai referendum, ballottaggio - che nella Tuscia riguarderà solo il capoluogo - fissato per il 26 e liste da presentare entro l’11 maggio. Nella provincia saranno otto i comuni chiamati al rinnovo del consiglio comunale: oltre a Viterbo, anche Capodimonte (commissariato nel 2021), Montalto, Capranica, Ronciglione, Barbarano, Latera e Castel Sant’Elia. Il provvedimento è stato votato ieri mattina dal Consiglio dei ministri. C’è la data delle consultazioni, dunque, ma mancano ancora diversi tasselli da aggiungere al mosaico dei candidati sindaco per quanto riguarda Viterbo. Al momento i sicuri sono quattro, tre donne e un uomo. Chiara Frontini per Viterbo2020, Laura Allegrini per FdI e Popolo della Famiglia (ieri il portavoce, Paolo Baldassarre, ha comunicato che gli uomini di Adinolfi appoggeranno l’ex assessore ai Lavori Pubblici), Luisa Ciambella con la sua lista Per il Bene Comune e Giovanni Scuderi.

Non era mai successo prima che a scontrarsi per lo scranno più alto di Palazzo dei Priori, ci fossero più di due donne. E pensare che, qualora dovessero essere sciolte le riserve sul nome di Alessandra Troncarelli, le “candidate rosa” arriverebbero addirittura a quattro. Ma sulla Troncarelli continua ad aleggiare un fitto alone di mistero, dato che l’annuncio della sua candidatura viene rimandato ogni settimana da quasi un mese, un po’ per le perplessità del partito ed un po’ per quelle dello stesso assessore regionale. Il clima confuso all’interno del Pd e dei partiti che, teoricamente, dovrebbero andare a comporre la coalizione di centrosinistra, certamente non aiuta. Il Movimento 5 Stelle non sarebbe ad oggi in grado di formare una lista, con Erbetti che finirebbe in quella principale del Pd, e pure Azione starebbe riscontrando ben più di qualche difficoltà. Gli aiuti agli alleati da parte dei vertici piddini latitano e, pertanto, l’unica soluzione è sperare che arrivi qualcuno in soccorso. Il salvatore, inizialmente, doveva essere Alessandro Romoli, ma il niet di Antonio Tajani ha costretto il presidente della Provincia a rientrare nei ranghi di Forza Italia, quella ufficiale. Ed ecco che si vocifera di Elpidio Micci, piuttosto polemico con i partiti che hanno sfiduciato Arena e da tempo impegnato a flirtare con i panunziani. Ma anche “Mr. Preferenze”, più di 800 quattro anni fa, dovrà piegarsi se Tajani dovesse metterlo spalle al muro. Anche perché Micci, a causa del passaggio col centrosinistra, qualche consenso l’avrebbe pure perso. Insomma, più i giorni passano e più, per il Pd, svanisce l’ipotesi del “soccorso azzurro”. In casa centrodestra non va meglio ma, almeno, le liste ci sono. Malgrado le voci riguardanti possibili defezioni leghiste, Fusco sta cercando di mantenere la barra dritta, minacciando di mettere alla porta i dissidenti.

Giulio Marini, invece, sembra essere sul punto di risolvere la grana Arena: o l’ex sindaco si adegua, oppure dovrà uscire dal partito e presentarsi in solitaria. L’unico a ridere, per il momento, è Gianmaria Santucci. Fondazione sta giocando un ruolo fondamentale nella partita, malgrado il centrodestra non abbia ancora trovato la quadra sul sindaco. Santucci e Fusco vogliono un politico, Battistoni un civico. Quest’ultimo, però, sembra non esistere, anche in virtù delle offerte declinate da Genovese e Guglielmo Ascenzi. Il nome in pole rimane quello di Santucci stesso, pronto a prendersi lo scettro da leader della coalizione.