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Viterbo, siccità a Tarquinia. Il fiume Mignone prosciugato, nel letto solo detriti

Anna Maria Vinci
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Il fiume Mignone ridotto a poco più di un rivolo. L’ondata di siccità che sta colpendo la bassa Tuscia non risparmia neanche i corsi d’acqua. Due mesi senza alcuna pioggia con una media annuale mai registrata prima -119 millimetri d’acqua caduti da gennaio ad oggi contro i 260 del 2016 e i 502 millimetri del 2015-, ha fatto sì che il Mignone, spesso noto alle cronache per le sue esondazioni, questa volta balzi all’onore della cronaca perché praticamente è ridotto ad una pozza d’acqua. Per non parlare poi della sua foce praticamente inesistente. 

 

Grazie alla collaborazione di alcuni agricoltori della zona, è stato possibile addentrarsi lungo il corso del fiume, per fotografare una realtà incredibile. Dove fino a poco tempo fa scorreva l’acqua, ora c’è un ammasso di detriti che l’erba sta lentamente coprendo. Le famose cascatelle sono dei piccoli rigagnoli: il fiume non ha la forza per superare gli sbarramenti creati dall’uomo per limitare la sua forza. Ora è possibile anche transitare comodamente sotto i ponticelli che, in caso di piena vengono sommersi dalle acque. 
Uno spettacolo desolante, sintomo indelebile di aridità e siccità che non può passare inosservato. Impossibile rilevare il livello idrometrico, perché dove era stata posizionata la stazione non arriva più acqua. Nelle aree limitrofe, diversi agricoltori hanno iniziato ad irrigare il grano, nel tentativo di salvare il salvabile e non perdere totalmente la produzione: produzione che sui poggi sarà veramente scarsa. 

 

Il Mignone non è un fiume piccolo. Ha origine dalla confluenza di due torrenti: il fosso della Strega e il fosso Pusugliano, nel territorio di Bassano Romano; nei monti Sabatini a nord-ovest del lago di Bracciano, attraversa il territorio dei Monti della Tolfa, di cui costituisce il confine settentrionale, sfociando dopo 62 chilometri nel mare Tirreno, tra lido di Tarquinia e Civitavecchia a nord di Bagni Sant'Agostino. Il percorso iniziale del fiume è a carattere torrentizio mentre il tratto finale ha un carattere più fluviale che si presta anche per lo sfruttamento da parte dell'uomo. 
In occasione di eccezionali piogge, non è raro che il Mignone straripi nel suo corso più basso, soprattutto a valle della confluenza con il fosso Melledra. Ora però il problema è quello inverso. Ascoltando i racconti degli agricoltori, nessuno si ricorda un livello così basso del fiume. Tante le colture che potrebbero essere a rischio.