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Viterbo, ucciso in carcere. Chiesto il processo per due agenti di Mammagialla

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Omicidio a Mammagialla, la Procura chiede il processo per due agenti della polizia penitenziaria. Si apre un nuovo filone processuale per la morte, avvenuta il 29 marzo del 2019, di Giovanni Delfino, il detenuto di 61 anni, ucciso a colpi di sgabello dal compagno di cella, l'indiano Khajan Singh. Dopo le denunce della famiglia della vittima, assistita dall'avvocato Carmelo Antonio Pirrone, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio dei due agenti - il responsabile del padiglione dove è ubicata la cella dell'omicidio e l'allora responsabile pro tempore del reparto di isolamento - con l'ipotesi di omicidio colposo.

 

L'assassino era giunto al carcere di Viterbo dopo essere stato protagonista di un'altra aggressione nel penitenziario di Civitavecchia. Secondo l'accusa non sarebbero state valutate le indicazioni dello psichiatra che aveva consigliato di tenerlo in cella da solo. E' stato condannato a 14 anni in primo grado e a 12 in appello dopo che è stato dichiarato seminfermo di mente.
I sette eredi della vittima chiedono al ministero della difesa un risarcimento di un milione e mezzo di euro. Sono la madre 83enne, la sorella, il fratello, la moglie, il figlio e i due nipotini in tenera età della vittima.

 

Per l’accusa gli agenti, stando all’avviso di conclusione indagini, non avrebbero  valutato ed eseguito “per negligenza, imprudenza e imperizia” le disposizioni impartite dalla psichiatra che aveva raccomandato “grandissima sorveglianza in camera di pernottamento da solo”. Oggi , 30 marzo,udienza davanti al gup.