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Medici Viterbo pagati 20 euro lordi l'ora, 118 a rischio

Beatrice Masci
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Nei giorni più cupi della pandemia, quando si cantava dai balconi e del vaccino non si intuiva neppure l’ombra, scattava l’applauso al passaggio di ogni un mezzo del 118, si salutavano come salvatori della patria gli individui che arrivavano in casa tutti coperti da tute bianche. Portavano soccorso ma soprattutto speranza. Lavoravano oltre il normale orario e incontravano i propri figli quando capitava. Erano, sono, i medici e gli infermieri che operano nelle ambulanze Ares 118. Molti dipendono da ditte esterne, ma questo poco conta per chi aspetta i soccorsi. Ebbene, nel periodo più buio degli ultimi due anni, quei medici erano pagati 40 euro lorde per ogni ora di lavoro. Poco? Decisamente poco, spesso meno di un taglio di capelli.

Ma ancora meno saranno pagati a partire dal primo aprile, visto che, finita l’emergenza, si torna al pre-Covid. Ovvero, 20 euro lorde per ogni ora di lavoro. Una vertenza che rischia di avere ripercussioni pesanti sul fronte sanitario, visto che molti medici potrebbero anche rifiutare e interrompere la collaborazione, con tutto ciò che questo potrebbe rappresentare: ambulanze ferme per mancanza del medico a bordo. E’ già successo nella Tuscia, anche di recente. Ora il motivo è chiaro. Nel Lazio nord: Viterbo e Rieti, la centrale operativa unificata dell’Ares 118 è dislocata a Rieti. Impiega 35 medici, in parte tramite tre ditte private (due a Viterbo e una a Rieti) e in parte direttamente, anche se con i medesimi contratti di collaborazione. Tutti e 35 i medici, da aprile, si vedranno ridurre il compenso. Lo hanno fatto sapere le stesse ditte private che gestiscono il servizio di Emergenza-Urgenza 118, per conto di Ares, con una nota stringata inviata ai medici.

Dunque, Ares non riconosce più l’integrazione Covid alle ditte, che, a loro volta, non la riconosceranno più ai medici che “collaborano con loro”. Già, infatti, non si tratta di personale assunto, ma operatori con contratti di collaborazione, che dunque, in quanto tale, non prevede ferie, malattie e integrativi. Cosa vuol dire per gli utenti della sanità? Lo spiega il responsabile della Confail Sanità Lazio Vinicio Amici: “Succederà che molti medici non rinnoveranno il contratto di collaborazione con le ditte, per cui si rischia di restare senza personale e dunque senza il servizio”.