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Al via progetto insetticoltura per integrare i mangimi animali

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Nel corso di un incontro in Provincia, l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana ha illustrato il progetto per la realizzazione nella Tuscia - presso la sede viterbese dell’ente - di un centro sperimentale per l’insetticoltura sostenibile. L’idea è stata già presentata lo scorso settembre in Regione, a seguito della pubblicazione di un bando su economia circolare e transizione ecologica. La novità, rispetto ai centri già esistenti in Italia (nel Nord) e nel Nord Europa, è rappresentata dalla collaborazione tra vari enti di ricerca e associazioni, associati in un partenariato sulla base del modello del living lab, dove il settore della ricerca pubblica incontra quello della ricerca privata e dell’impresa. 
Ma in cosa consiste, concretamente, il progetto? Lo spiega la dottoressa Erminia Sezzi dell’Istituto zooprofilattico: “L’allevamento di insetti su sottoprodotti di natura organica, come ad esempio gli scarti dell’industria agroalimentare rappresenta oggi un formidabile strumento per reimmettere nella catena alimentare prezioso materiale spesso destinato alla distruzione. Le proteine ottenute dagli insetti possono infatti essere impiegate per la produzione di mangimi da utilizzare nell’allevamento avicolo, in quello suinicolo e nell’acquacoltura”. 
In sostanza, si tratta di utilizzare gli scarti, in appositi moduli e con una temperatura stabile di 27 gradi, per consentire lo sviluppo di insetti. Una volta maturate, le larve potranno essere utilizzare per arricchire i mangimi per gli animali. 
“Ora - chiarisce ancora la referente del progetto - si utilizzano soia e farina di pesce, che creano un impatto notevole dal punto di vista ambientale. Con questo sistema i due prodotti potranno essere sostituiti con mangimi a base di larve di insetti, determinando un notevole risparmio”. Non solo ambientale, ma anche economico, vista la distribuzione in loco. 
L’altra novità del progetto riguarda la dislocazione dei moduli per lo sviluppo degli insetti: “Non più una sola sede - spiega la dottoressa Sezzi - ma diversi luoghi, per esempio le aziende che producono scarti, pensiamo ad esempio agli agricoltori che, una volta effettuato il raccolto di ortaggi, si ritrovano con scarti enormi da dover smaltire. In questo modo non ci sarà smaltimento ma riutilizzo. Ecco l’economia circolare”. 
La Tuscia, secondo i promotori del progetto, è ideale anche per la presenza di fonti di geotermia, utili per garantire la giusta temperatura (27 gradi) senza utilizzare fonti di altra natura. Dopo la presentazione, il prossimo passo sarà predisporre un accordo quadro con i soggetti interessati. Alla presentazione, oltre al presidente Alessandro Romoli, sono intervenuti Ugo Della Marta, direttore generale Istituto zooprofilattico; Nicola Ferrarini, direttore area sanità animale della Asl; Daniele Ciorba, direttore di Confagricoltura; Fabio Angeli, presidente di Tusciavicola; Alessio Cupidi, Federazione nazionale prodotti avicoli; Famiano Crucianelli, presidente Biodistretto Via Amerina e Forre; Giorgio Matteucci, direttore Istituto di bioeconomia Cnr; Nicola Lacetera e [TESTO]Anna Maria Fausto[/TESTO] di Unitus