Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Nepi, 800 cittadini senza acqua potabile da una settimana

Il sindaco di Nepi, Franco Vita

Neopatentato, è risultato positivo all'alcoltest

  • a
  • a
  • a

Da sei giorni a Nepi 800 cittadini non possono bere o utilizzare l’acqua del rubinetto per scopi alimentari. Sono i residenti di Colle Lydia, il più grande centro residenziale di Nepi. Il motivo, nemmeno a dirlo, è il superamento delle concentrazioni di arsenico rilevate nell’ultimo controllo da parte dell’Arpa Lazio: 12 microgrammi per litro a fronte del massimo di 10 consentiti. Dopo aver ricevuto la comunicazione della Asl, il sindaco Franco Vita ha emanato, martedì, un’ordinanza di non potabilità dell’acqua. “Si è verificato un malfunzionamento del dearsenificatore per un problema di filtro - spiega il primo cittadino - . Aspetto riscontri della Asl sul rientro nei parametri”. 

 


L’arsenico ha avvelenato ancora di più il dente della popolazione di Colle Lydia, all’interno del quale il clima in questi giorni è già incandescente per via della costituzione di un comitato Nepi 3 che si pone in contrasto con il consorzio Comunione del centro residenziale. 
Ma quello di Colle Lydia è solo l’ultimo episodio in cui il malfunzionamento dei dearsenificatori - sempre legato a un problema di filtri - costringe i sindaci della Tuscia a vietare l’utilizzo dell’acqua per uso alimentare. Due sforamenti, con altrettante ordinanze, si erano registrate tra dicembre e gennaio anche a Civita Castellana, nell’acquedotto del Barco, sulla via Nepesina, quello che alimenta il centro storico (e non solo). 
Il caso di Nepi è un’ulteriore freccia all’arco di chi contesta l’obbligo di entrare in Talete per quella cospicua fetta dei comuni dell’Ato che non l’ha ancora fatto. Obbligo ribadito anche da una recente sentenza del Consiglio di Stato. 

 


“In presenza di una procedura di infrazione aperta dall’Unione europea, è grave che la Regione continui a discriminare tra cittadini di serie A e cittadini di serie B finanziando la manutenzione dei dearsenificatori solo nei comuni che stanno in Talete - afferma Paola Celletti del comitato Non ce la beviamo - . Tanto più grave considerando che l’ingresso nella spa non garantisce l’acqua potabile, come vediamo con i diversi casi di sforamento registrati in vari paesi della Tuscia in quest’ultimo periodo.

 

 

Dell’arsenico ormai si parla solo quando un sindaco emana delle ordinanze di non potabilità dell’acqua, ma il problema nella nostra provincia è tutt’altro che risolto. Stiamo solo mettendo la testa sotto la sabbia. A riprova di ciò anche la pubblicazione sempre più a singhiozzo dei dati sul sito della Asl”.