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Viterbo, schianto sulla Cimina. Arrestato fidanzato della vittima

Beatrice Masci
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Si trova agli arresti domiciliari, con l’accusa di omicidio stradale aggravato, il fidanzato di Valentina Rubino, la ragazza morta in ospedale in seguito alle ferite riportate nello schianto avvenuto sulla Cimina, alle due della notte di Carnevale tra il primo e il 2 marzo  Ad inchiodare il giovane (un 25enne di origine egiziana) alle sue responsabilità - ovvero, a provare che alla guida dell’auto c’era proprio lui - sono state le testimonianze dei due amici che quella maledetta notte si trovavano sui sedili posteriori e gli accertamenti dei carabinieri. Testimonianze in un primo momento discordanti, ma poi sempre più precise fino a far emergere la verità, tanto da indurre i militari, nei giorni scorsi, a richiedere al giudice la misura cautelare nei suoi confronti. Ma non è stato necessario eseguirla. Infatti, subito dopo è arrivata la svolta: il 25enne, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, sentendosi ormai scoperto, si è presentato spotaneamente al pubblico ministero e ha confessato ciò che tutti avevano capito: quella sera era appunto lui a guidare l’Alfa Romeo intestata al padre di Valentina.

Il ragazzo, come detto, in precedenza aveva negato. Lo aveva fatto dal letto dell’ospedale in cui si trovava, insieme a Valentina, alla sua amica e al fidanzato di quest’ultima, anche lui egiziano. Tutti ricoverati a Belcolle, le due ragazze con ferite più profonde. Gli esami avevano rilevato nel sangue del 25enne un tasso alcolemico superiore al consentito. Le indagini avevano consentito di risalire a lui, comparando anche le ferite riportate nell’impatto con la presumibile posizione dei quattro all’interno del veicolo. Con prove alla mano, gli inquirenti avevano quindi avanzato la richiesta di misura cautelare. Il giovane, insieme al suo avvocato, si è recato dal pubblico ministro per ammettere tutte le sue responsabilità il 23 marzo (mercoledì scorso). Subito dopo la confessione, è stato dichiarato in stato di arresto. Ieri si è svolto l’interrogatorio di garanzia di cui è titolare il pubblico ministero Michele Adragna, davanti al quale l’arrestato ha confessato al gip che era lui alla guida del mezzo.

“Il giovane era sotto shock - ha dichiarato il suo legale Marco Valerio Mazzatosta - ha avuto paura, per lui da quella maledetta notte non c’è stato un attimo di pace”. Ora si trova ai domiciliari, in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Davanti al giudice ha dichiarato di provare rimorso e dolore per quanto accaduto a Valentina. La ragazza, infatti, ha lottato per giorni in un letto di ospedale tra la vita e la morte. I profondi traumi interni, soprattutto alla testa, hanno purtroppo segnato la sua fine. La confessione del 25enne, tuttavia, potrebbe non chiudere il fascicolo di indagine. Restano infatti da valutare le iniziali dichiarazioni dei due ragazzi che si trovavano sui sedili posteriori dell’auto. Dichiarazioni, come detto, inizialmente discordati su chi si trovasse alla guida. Si dovrà accertare se le affermazioni discordanti rispetto alla verità oggi accertata fossero o meno il frutto di un comprensibile disorientamento determinato dal trauma.