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Viterbo, spara e ferisce il figlio della compagna. La testimonianza del ragazzo di Acquapendente: "Volevo difendere mia madre"

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Sparò dalla finestra al figlio della compagna, colpendolo alle gambe. È entrato nel vivo il procedimento a carico di entrambi i protagonisti della vicenda risalente al primo pomeriggio del 6 luglio del 2017 e che si consumò in un’abitazione isolata immersa nelle campagne intorno ad Acquapendente, un 60enne e un 28enne, i quali uno contro l’altro e viceversa, si costituirono anche parti civili nel dibattimento. Secondo le ricostruzioni il patrigno, difeso dall’avvocato Vincenzo Dionisi, avrebbe sparato al figliastro per paura che potesse fare del male a lui e alla madre, a seguito delle minacce che il giovane avrebbe rivolto al sessantenne imbracciando un bastone.

 

Il 28enne, il quale all’esito di una perizia psichiatrica eseguita dal dottor Antonio Maria Lanzetti, fu considerato non capace di intendere e di volere, e socialmente pericoloso al momento dei fatti, è stato sentito ieri in aula come parte offesa. “Lui attaccò verbalmente mia madre e io intervenni dicendogli di lasciarla stare perché era stata dimessa dall’ospedale da pochi giorni e io ero preoccupato per lei perché lui voleva metterle le mani addosso – ha raccontato il ragazzo-. Così uscì da casa e lui fece fuoco dalla finestra e il colpo entrò dall’esterno della coscia destra trapassandola e arrivò a quella sinistra. Io caddi a terra e lui si avvicinò dicendomi che non era finita lì e dopo mezz’ora arrivarono i soccorsi. Prima che la lite degenerasse lui aveva chiesto a mia madre se sua sorella, cioè mia zia, potesse dargli dei soldi e lei si oppose a questa richiesta. Io alzai soltanto la voce, non lo aggredì. In seguito fui ricoverato per due settimane e ho ancora un pallino bloccato vicino all’arteria femorale e continuo ad avere difficoltà a camminare. Successivamente a questo episodio lo incontrai in una pizzeria al taglio ed ebbe un atteggiamento minaccioso nei miei confronti”.

 

Il legale del 60enne, che da sempre sostiene che il proprio assistito agì per legittima difesa, interrogando il giovane ha chiesto alla presunta vittima se avesse mai picchiato la madre, se avesse danneggiato il vetro posteriore della macchina del patrigno, se quel pomeriggio gli era stato negato dalla coppia un passaggio al centro del paese, se avesse preso a pugni un armadio, se avesse puntato un coltello alla madre. Domande alle quali il 28enne ha risposto negativamente.