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Viterbo, maltrattamenti. Prende a schiaffi la fidanzata davanti alla questura

Un arresto per maltrattamenti in famiglia

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Minacciò di uccidere la compagna e di suicidarsi di fronte al figlio piccolo. È ripreso ieri il processo a carico di un 47enne viterbese che deve rispondere di maltrattamenti aggravati ai danni dell’ex convivente. I fatti sarebbero avvenuti tra ottobre del 2018 e aprile 2021, quando all’uomo fu imposto il divieto di avvicinamento all’ex compagna, trentenne, la quale si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini. Ieri in aula è stata sentita quella che fino a poco tempo fa era la nuova fidanzata, che solo di recente ha troncato la relazione con il 47enne.

 

“Non ho mai assistito ad aggressioni fisiche, ma a degli scambi di insulti via messaggi – ha raccontato la teste-. Lui e il bimbo si adorano, questo lo posso dire con certezza, non ha mai avuto atteggiamenti intimidatori o violenti nei riguardi del bimbo. Lui non sopportava che la madre del piccolo facesse frequentare al figlio certe persone. In mia presenza sono avvenuti episodi di offese, ma minacce di morte no, anche perché in quel periodo ormai non era più interessato all’ex compagna, che invece una volta minacciò me, dicendomi che mi avrebbe fatto bruciare la macchina”. Incalzata dalle domande del pubblico ministero volte a fare chiarezza su un episodio, nel quale l’imputato avrebbe portato in giro con la propria macchina il figlioletto mentre era ubriaco, la testimone ha spiegato che tra lei e la presunta vittima intercorsero dei messaggi. “Le scrissi solo per avvisarla di quanto stava succedendo”, ha concluso la donna. A riepilogare quanto successo tra i due in aula nei primi di marzo un’amica della parte civile.

 

“Litigavano spesso. All’inizio della relazione erano felici, ma le discussioni nascevano per motivi di gelosia e purtroppo lui beveva – ha riferito la giovane-. Ogni volta che le metteva le mani addosso lei scappava da casa.  Una sera io andai a prenderla perché era andata in questura. La lite iniziò a casa e lei si rivolse alla Polizia e tutti e due vennero accompagnati negli uffici di via Mariano Romiti, ma quando uscirono e io ero lì ad attenderla e ricominciarono a discutere. Lui le diede delle spinte e la prese a schiaffi tanto che dovettero intervenire gli agenti. In un’altra occasione sempre a seguito di una discussione lui le gettò dalla finestra dei vestiti e lei fu costretta a rivolgersi alle forze dell’ordine per recuperare la sua borsa e il suo cellulare. Mi è capitato di vederle dei lividi sul corpo sia dal vivo che per foto”. Il dibattimento proseguirà il 20 aprile con le testimonianze dei testi residui citati dal difensore, l’avvocato Emanuele Barbacci, e la discussione al termine della quale è attesa la sentenza.