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Viterbo, coltellate all'ex compagna che voleva fuggire. Il perito: "Quelle ferite potevano uccidere"

Valeria Terranova
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“Quei colpi potevano essere fatali”, ha affermato ieri in aula il consulente della parte civile, il dottor Antonio Maria Lanzetti, medico legale, incaricato di esaminare le cartelle cliniche riportanti gli accertamenti effettuati sulla 55enne di origine polacca che fu accoltellata dall’ex compagno 62enne, ex poliziotto in pensione, il 29 gennaio del 2021 mentre stava lasciando l’appartamento in cui convivevano a Capranica.

 

L’uomo, accusato di tentato omicidio per aver colpito la ex compagna con 5 fendenti, è comparso in aula al fianco dei suoi difensori, gli avvocati Federica Ambrogi e Amedeo Centrone, per assistere all’udienza celebratasi davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. Il legale della vittima, l’avvocato Ernestina Portelli, ha affidato all’esperto il compito di esaminare tutta la documentazione medica a disposizione riguardante la propria assistita e l’intero percorso intrapreso dalla 55enne dopo il drammatico evento. Alla domanda del legale che assiste la vittima, interessato a comprendere se le coltellate inferte alla propria assistita potessero essere letali, il consulente non ha avuto dubbi a riguardo. “Certamente si – ha dichiarato il medico-. Queste lesioni furono diagnosticate presso il pronto soccorso dell’ospedale Belcolle e poi confermate da altri controlli strumentali in sede di ricovero e successivamente all’esito della presa in carico della paziente in strutture specialistiche la diagnosi è quella di ferite multiple da taglio che interessò organi importanti. In merito alla valutazione del danno, in seguito sono residuati postumi esistenti in esiti cicatriziali delle ferite, un’alterazione dell’attività ventilatoria polmonare, dorsolombalgia e nel frattempo si è innescato un disturbo di natura psichiatrica compatibile con un disturbo post traumatico da stress. Gli atti che furono posti in essere dall’aggressore avrebbero potuto essere potenzialmente mortali e hanno delle caratteristiche ben precise: la molteplicità dei colpi, la direzione, la forza con cui furono inflitti. Riuscire addirittura a fratturare il trasverso vertebrale che è un osso molto duro vuol dire che la forza agendi fu molto elevata. Per altro i colpi si inserirono in una zona in cui insistono organi vitali come il cuore, le arterie e i polmoni”.

 

Il legale della donna ha poi chiesto allo specialista se lo Xanax assunto dall’imputato in quel periodo possa aver influito sul suo comportamento. “Questo ansiolitico non incide nel modo più assoluto sulla forza e neanche sulle capacità”, ha chiosato Lanzetti. Si tornerà in aula il 25 maggio per l’audizione dei testimoni della difesa.