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Viterbo, elezioni comunali. Fallita l'operazione Genovese, la maggioranza Draghi non decolla

Mattia Ugolini
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Comunali, fallita l’operazione Genovese. Alla fine, tutto si è concluso con un nulla di fatto, nonostante gli sforzi, soprattutto quelli del Partito Democratico. Andrea Genovese, avvocato e professore universitario figlio di Giuseppe, ex esponente del Psi viterbese, non scenderà in campo. Come noto da giorni, Pd e Forza Italia si erano messi al lavoro per far convergere sul nome del professore quelle forze politiche che, oggi, si trovano al Governo nazionale, al fine di riproporre “l’alleanza Draghi” a Viterbo.

 

Stando alle indiscrezioni - dato che, di versioni ufficiali, non se ne vedono - il profilo di Genovese sarebbe balenato nella testa del senatore e sottosegretario forzista Francesco Battistoni che, difatti, pochi giorni prima aveva fatto sapere di essere “alla ricerca di un civico da portare al tavolo del centrodestra”. Ma, come fu per la candidatura di Romoli alle provinciali, gli azzurri, una volta incassato il no degli alleati, avrebbero cercato di stringere un’alleanza con i dem. Una tesi, questa, che spiegherebbe il mancato annuncio di Alessandra Troncarelli a candidata sindaco per il centrosinistra. Inoltre, secondo fonti attendibili, il professore (una volta messo al corrente della situazione) si sarebbe detto disponibile ad essere il numero uno di una coalizione di larghe intese, all’interno della quale molti provavano ad infilare anche la parte centrista della Lega. Eppure, proprio mentre gli addetti ai lavori erano pronti ad ufficializzare il matrimonio, tutto è saltato.

 

È giallo sulle motivazioni, peró. In questo caso, una versione ufficiale c’è, ed è quella secondo cui sarebbe stato lo stesso Genovese a stoppare tutto, ritirando la propria disponibilità a causa dei troppi impegni lavorativi. Eppure, nei piani alti del centrodestra, è iniziata a circolare la voce di un “no” arrivato direttamente dai vertici nazionali di Forza Italia. I berlusconiani avrebbero vietato qualsiasi apparentamento tra il loro partito ed il centrosinistra finchè il tavolo del centrodestra è in piedi, anche in virtù delle prossime elezioni politiche e regionali. Se il banco dovesse saltare, a causa di un impuntarsi di FdI (l’unico partner dimostratosi intransigente), allora si potrebbe pensare di rilanciare l’operazione. Se così fosse, resterebbe un solo punto interrogativo che riguarderebbe Alessandro Romoli. Il presidente della Provincia, oramai, è più vicino alla sinistra che alla destra e, da settimane, viene dato in procinto di creare una lista civica a sostegno del Pd. Quale sarà il suo futuro politico rimane, ad oggi, un mistero. Più nitido quello di Giulio Marini, volenteroso di restare nel centrodestra.