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Viterbo Covid. Belcolle si prepara alla fine dello stato di emergenza. I sindacati attaccano: "Troppa confusione, il virus è una scusa"

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La fine dello stato di emergenza si avvicina sempre di più. La data cerchiata in rosso è il 31 marzo quando, almeno a livello formale, ci sarà il rientro alla normalità dopo oltre due anni di pandemia Covid. Cosa cambierà dal 1 aprile? In realtà poco. La Asl, a meno di nuove direttive ministeriali sul trattamento dei pazienti Covid continuerà a seguire i protocolli in atto da mesi, compresi quelli che prevedono l’apertura dei vari reparti Covid, per step, a seconda del numero dei contagiati e dei ricoveri. 

 

 

Un “elastico” che abbiamo visto bene nei primi mesi dell’anno quando, con la diffusione massiccia di Omicron, oltre a malattie infettive si riaprì in fretta Medicina Covid e il reparto a bassa intensità di Belcolle, oltre, ovviamente, alla terapia intensiva dedicata. Attualmente con i numeri dei ricoveri sotto controllo (sono 58 in tutto nessuno in terapia intensiva) e sono attivati, per quanto riguarda i positivi al Covid, solo i reparti di malattie infettive e quello di medicina Covid. 
Tuttavia con Omicron 2 stanno risalendo i contagi, anche se la pressione sulla rete ospedaliera non è aumentata. Insomma, la Asl nel caso si farebbe trovare pronta per mettere in atto il protocollo già visto a inizio anno, sperando che non ce ne sia bisogno. Per quanto riguarda le prestazioni saltate per l’emergenza, fanno sapere dall’emergenza, è stato un problema principalmente legato al periodo del lockdown del 2020 e da tempo il tutto è stato riallineato ai canoni della normalità.

 

Tutto bene insomma? Nono proprio, almeno sentendo la vece, spesso dissonante rispetto al coro, dei sindacati autonomi. “Con la scusa dell’emergenza si continuano  a portare avanti delle situazioni eccezionali che non hanno ragione, invece, di continuare”, dice Mario Perazzoni segretario provinciale del Nursing Up che, sabato, sarà protagonista, insieme alla Confael, di un sit-in sotto le finestre della direzione generale alla cittadella della salute. 
“Sarebbe bene - continua - smettere con pratiche inusuali: infermieri che fanno gli autisti, reperibilità esagerate o personale sanitario che viene utilizzato in maniera impropria negli uffici piuttosto che nei reparti. Si prende la scusa dell’emergenza per continuare con questo andazzo. Emergenza o meno ancora la direzione ci deve spiegare perché la Asl di Viterbo ha 60 posizioni organizzative che costano tantissimo e il San Filippo Neri, con 13.000 dipendenti invece, ne ha solo 6. E’ assurdo”.