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Viterbo, barricati in enoteca per sfuggire agli aggressori

Valeria Terranova
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Aggrediscono e minacciano alcuni clienti di una enoteca, costringendoli a barricarsi nel locale per difendersi. I fatti risalgono a metà febbraio e si sono consumati ad Acquapendente. Sotto accusa un 33enne e un 41enne, originari della Moldavia, e un 41enne ucraino, tutti residenti in un centro della provincia, attualmente sottoposti alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese. I tre devono rispondere a vario titolo e in concorso tra loro dei reati di lesioni personali e minacce aggravate.

Quello che doveva essere un sabato sera spensierato per un gruppo di giovani si è trasformato invece nel peggiore degli incubi. Da quanto emerso dalle prime ricostruzioni, due ragazzi sarebbero stati avvicinati di fronte al bar e poi aggrediti a calci e pugni dal 33enne moldavo, che avrebbe sollevato una sedia cercando di colpire le vittime. Alcuni avventori avrebbero invitato i due malcapitati ad entrare e il titolare dell’esercizio commerciale si sarebbe precipitato all’ingresso per chiudere a chiave la porta nel tentativo di sedare la lite e mettere in salvo i clienti. Subito dopo, però, il 33enne moldavo si è presentato sull’uscio della vineria sguainando un coltello con una lama lunga 9 centimetri, minacciando i presenti dall’esterno e mimando il gesto del taglio della gola e avrebbe proferito frasi come: “Venite fuori che vi ammazzo tutti”. Come se non bastasse, il giovane avrebbe cercato di spalancare la porta prendendola a pugni e calci urlando ancora all’indirizzo dei due ragazzi per poi allontanarsi e ripresentarsi dopo qualche minuto con gli altri due.

A turno avrebbero gridato espressioni quali “Non uscite vivi”… “Uscite fuori, sei un uomo morto” e intimato alle donne l’intenzione di avere rapporti sessuali, generando il panico tra i presenti che nel frattempo avevano chiesto l’intervento dei carabinieri, i quali, nella notte, hanno poi raccolto diverse denunce sporte da alcune parti offese. Una delle quali, in particolare, avrebbe raccontato che uno dei tre aveva scattato delle foto dicendo a gran voce: “Siete uomini di merda, uscite che vi ammazzo, tanto vi ritrovo”. Ieri mattina si è svolto l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Savina Poli, che ha disposto il divieto di avvicinamento che obbliga i tre uomini a mantenersi a una distanza di 300 metri dalle vittime. Uno degli indagati, difeso dall’avvocato Angelo Di Silvio, si è avvalso della facoltà di non rispondere.