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Viterbo, morto dopo operazione a Belcolle. La famiglia del carabiniere in pensione si oppone all'archiviazione

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Carabiniere in pensione venuto a mancare il 7 febbraio del 2020 a seguito di un intervento chirurgico presso l’ospedale di Belcolle. I familiari dell’ex maresciallo dell’Arma, il 63enne Domenico Lippolis, ancora una volta si sono schierati per opporsi alla richiesta di archiviazione promossa dalla Procura. Giovedì 17 marzo in occasione dell’udienza che si è celebrata davanti al gip Giacomo Autizi la moglie e i 5 figli, rappresentati dagli avvocati Matteo Moriggi e Simone Maria Fazio, si sono opposti all’istanza d’archiviazione del fascicolo che fu aperto dalla Procura per omicidio colposo contro ignoti. “Alla fine della discussione il giudice si è riservato. Da parte nostra abbiamo dibattuto sulle mancanze riscontrate nella consulenza del pm, nel senso che ci sono senz’altro alcuni elementi che il parere redatto dall’esperto dell’accusa evidenzia e che tuttavia noi non contestiamo – hanno affermato i legali delle parti offese-. È emerso infatti che l’operazione, giudicata concausa della morte, è stata correttamente effettuata, per cui non sussistono errori medici nell’intervento chirurgico. Ma a nostro avviso ci sono degli altri elementi relativi alla scelta di operare, non quindi all’atto chirurgico in quanto tale, bensì alla scelta di operare che la relazione dell’accusa non ha preso in considerazione. Parallelamente però ci sono inoltre le consulenze tecniche dei nostri specialisti ai quali affidammo l’incarico di consulenti che invece in merito a quegli stessi elementi riconoscono la colpa medica”.

 

Il maresciallo all’epoca già in quiescenza fu colpito da un ictus cerebrale il 30 dicembre 2019 e dopo 17 giorni di ricovero fu trasferito dall’ospedale di Belcolle a Villa Immacolata per un percorso riabilitativo con dimissioni protette, ovvero restando in carico al nosocomio. Lippolis sarebbe arrivato presso il centro di riabilitazione con dei problemi di deglutizione e un calo di sensibilità al caldo e al freddo nella parte sinistra del corpo. Durante il periodo di ricovero il paziente accusò forti dolori, ed essendo in forma protetta, come detto, i sanitari della struttura ospedaliera Villa Immacolata informarono i medici di Belcolle, i quali reputarono opportuno eseguire una risonanza magnetica con mezzo di contrasto, effettuata il 27 gennaio di due anni fa – stando a una nota alla stampa trasmessa in seguito al dramma dai legali della famiglia-. Il primo febbraio 2020 la consulenza del neurochirurgo, a seguito della risposta dell'esame citato, dalla quale si evinceva una massa di circa 3 cm, ed in considerazione della sintomatologia del paziente, consigliava di eseguire un intervento chirurgico che prevedeva la rimozione della neoformazione intradurale a livello L3-L4. Tale intervento era indispensabile onde evitare con certezza la paralisi degli arti inferiori. Così il paziente venne trasferito più volte da Villa Immacolata alla vicina struttura pubblica di Belcolle, fino a quando il 5 febbraio fu riportato in quest'ultimo ospedale per effettuare l'intervento in questione. La mattina presto del 7 febbraio 2020 Domenico Lippolis fu portato in sala operatoria, dove doveva essere effettuato l’intervento definito di routine, con un rischio di mortalità pari al 2/3 %, della durata di massimo 4 ore. Nel pomeriggio il figlio venne a sapere che l’operazione si era conclusa e che il padre sarebbe stato portato in camera di risveglio dove sarebbe rimasto per circa 2 ore. Dopo un’ora però Domenico Lippolis fu ricondotto in reparto dove dopo circa un’altra ora e mezza avvenne il decesso. I familiari più volte sollecitarono l'intervento di un medico in quanto percepirono che la situazione stesse degenerando, ma purtroppo nel momento in cui si resero conto della gravità della circostanza era ormai troppo tardi.

 

A dare avvio all’inchiesta fu la denuncia sporta dalla vedova, Gianfranca Porcu, e dai figli Angela, Giovanni, Davide, Federico e Francesco Lippolis. Successivamente alla denuncia furono sequestrate le cartelle cliniche e fu disposto l’esame autoptico sul corpo della vittima, che venne consegnato ai due consulenti nominati dal pm Franco Pacifici e a due medici legali scelti invece dai parenti di Domenico Lippolis. Contestualmente restano ancora da chiarire le cause del decesso, nodo centrale di un procedimento tuttora pendente. In conclusione della discussione risalente a due giorni fa il giudice si è riservato e comunicherà nelle prossime settimane lo scioglimento della riserva notificando la decisione alle parti. A questo punto il magistrato potrebbe propendere per l’archiviazione o al contrario stabilire una riapertura del caso, dando l’avvio ad ulteriori indagini.