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Viterbo, infermiera nominata coordinatrice del reparto diretto dal marito medico

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Irregolarità, incompatibilità e conflitti di interesse: il sindacato Nursing Up torna a puntare l’indice contro la gestione dei concorsi interni da parte della Asl. L’ultimo caso è quello dell’incarico di coordinatrice del Dsm del distretto di Civita Castellana, affidato alla coniuge (un’infermiera) del direttore dello stesso dipartimento.

La dipendente in questione è risultata vincitrice di una selezione a cui hanno partecipato tre candidati sui cinque che avevano risposto inizialmente al bando. Alla procedura concorsuale hanno assistito in qualità di uditori due avvocati e due dirigenti dello stesso Nursing Up, che sollevano ora dubbi sull’oggettività del giudizio della commissione: “Nelle risposte fornite dai candidati non ci sono state, a nostro parere, differenze sostanziali tali da orientare il giudizio della commissione sul candidato vincitore, il cui nominativo era stato peraltro da me anticipato in una lettera chiusa inviata ai nostri avvocati”, dice il segretario del Nursing Up, Mario Perazzoni.

Che in un esposto al responsabile anticorruzione della Asl e all’assessore regionale alla Sanità D’Amato solleva il problema dell’incompatibilità della dipendente “che svolgerà la funzione di coordinatrice nello stesso reparto in cui il coniuge è direttore incaricato. Il coniuge ha ricevuto l’incarico fiduciario, senza che vi sia stato alcun avviso interno, dall’attuale direttore del Dsm - continua Perazzoni -. Il direttore del Dipartimento di salute mentale, quale presidente della commissione di concorso, ha esercitato un ruolo determinante nell’attribuzione della funzione di coordinamento alla moglie di un suo fiduciario, già nominato direttore del Csm C. Ne deriva che la dipendente incaricata si dimostra priva degli stessi requisiti di ammissibilità alla procedura, pur avendo i requisiti per candidarsi ad altri incarichi della Asl di Viterbo”. Alla luce di tutto ciò, il sindacato del Nursing Up chiede iche  si proceda all’immediata revoca, “in via di doverosa autotutela”, della delibera numero 339 risalente al 3 marzo scorso.