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Allarme della Confagricoltura Viterbo-Rieti: "A rischio l'approvvigionamento alimentare".

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La Confagricoltura Viterbo Rieti lancia lo'allarme: "A rischio l'approvvigionamento alimentare". Scrive il presidente Remo Parenti: "Un 2021 pieno di avversità climatiche, gli aumenti costanti dell'energia e dei mezzi tecnici necessari per la produzione, la continua sottrazione di valore aggiunto da parte degli industriali trasformatori e della grande distribuzione organizzata, la sempre più asfissiante rete di vincoli e di adempimenti richiesti alle aziende, la endemicità del Covid con le restrizioni conseguenti, avevano già di per sé messo in difficoltà la totalità delle aziende agricole viterbesi, in particolare le aziende zootecniche. La situazione russo-ucraina delle ultime settimane non ha fatto altro che rendere perfetta la tempesta che investe il comparto agricolo (e non solo) del nostro territorio. In un momento in cui ci si rende conto dell'importanza del compito dell'agricoltore italiano in quanto produttore di cibo, temiamo che il nostro settore si trovi nell'impossibilità di adempiere alla sua principale funzione. Anni di disincentivazioni alla produzione, di prezzi talmente bassi da scoraggiare e talvolta rendere impossibili gli investimenti di sostituzione, il venir meno della ricerca, quando non il divieto, il tutto unito ad una visione distorta e strumentale della sostenibilità ambientale, hanno ridotto fortemente la capacità produttiva delle nostre aziende. Venti anni fa in provincia di Viterbo si coltivavano 60000 ettari di grano duro, nel 2020 solo 20000. Nel frattempo ben 33000 ettari di superficie agricola sono rimasti inutilizzati e stanno per perdere, o forse hanno già perso, la possibilità di essere coltivati. Il mais, di cui in provincia eravamo grandi produttori, è divenuto impossibile da seminare, sia per gli attuali costi, sia per l'incontrollato proliferare della fauna selvatica e dei cinghiali in particolare, capaci di distruggere anche totalmente ettari di coltura. Stesso discorso per il girasole.  Diventa quindi doveroso, da parte nostra, denunciare, come del resto ho già fatto in passato, sia questo stato di cose, sia la prospettiva per l'immediato futuro. Tante aziende agricole si stanno fermando. Non sono più in grado di sostenere gli acquisti dei mezzi tecnici e perderanno grande parte delle colture già in essere. Molte non effettueranno le semine primaverili, le aziende zootecniche abbatteranno i loro capi. In gran parte della provincia inoltre, si registra una siccità tale da rendere vitale una pioggia vera entro massimo una decina di giorni. In sostanza, se vogliamo salvare l'agricoltura viterbese, siamo forse all'ultima chiamata. Come Confagricoltura chiediamo l'immediata riduzione delle accise e dell'IVA sui carburanti e l'introduzione di ogni provvedimento necessario a limitare gli aumenti senza precedenti dei costi produttivi ed in particolare dell'energia. Chiediamo immediati interventi volti a controllare e contenere il proliferare della fauna selvatica particolarmente numerosa nell'Alto Lazio e chiediamo, inoltre, anche l' immediata attuazione del decreto contro le pratiche sleali all'interno delle varie filiere ed in particolare di quella del latte. Le fatture di vendita e di acquisto dei produttori, trasformatori e GDO devono essere acquisite e confrontate per evitare speculazioni in questo momento letali. Siamo convinti che chi sfrutta gli agricoltori ora sfrutta l'intera cittadinanza, ma siamo altresì fiduciosi, che le attuali difficoltà possano servire a ristabilire una  maggiore equità e giustizia nei rapporti economici e sociali, a rendere più forte l'agricoltura, e soprattutto a  garantire la sicurezza alimentare, intesa come certezza di approvvigionamento di cibo, per tutta la popolazione".