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Guerra, da Viterbo partito carico di aiuti. Vestiti, medicine e sacchi a pelo verso l'Ucraina

Beatrice Masci
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Un bus carico di aiuti è partito ieri mattina, 12 marzo,  da Viterbo per raggiungere uno dei centri di smistamento posizionati nelle città ancora accessibili dell’Ucraina. Da lì, gli aiuti saranno trasferiti nel Paese. L’appello della comunità ucraina di Viterbo è stato accolto dall’intera città, che ha contribuito con generosità. Il bus conteneva soprattutto medicinali, sacchi a pelo, garze, cerotti e vestiti invernali. Il centro di raccolta, ospitato sulla Teverina, all’interno dei locali del carnevale viterbese, è pieno di scatoloni contenenti beni di prima necessità, che via via saranno inviati in Ucraina. Ieri mattina, per caricare il bus, si sono date appuntamento una decina di persone, hanno formato una catena umana e in poco tempo sono riuscite a riempire l’intero mezzo, mentre nei locali ci sono ancora moltissimi scatoloni in attesa di partire.

 

Si tratta soprattutto di farmaci e vestiti pesanti, visto che gli ucraini stanno praticamente abbandonando le loro case senza portarsi dietro nulla, nella speranza di salvarsi dalle bombe russe. La raccolta prosegue, con l’intento di inviare presto un nuovo carico di aiuti. Due camion sono già partiti la settimana scorsa. Intanto si registrano nuovi ingressi di profughi nella Tuscia. A Blera, fa sapere la Croce rossa, sono arrivate dieci persone, ospitate da parenti e amici. La Cri e la Asl sono al lavoro per garantire cure mediche, tamponi e vaccini. Profughi, fa sapere la comunità ucraina viterbese, sono arrivati anche a Soriano nel Cimino, e anche in questo caso sono ospitati da loro familiari e amici già da tempo residenti nella Tuscia.

 

Purtroppo c’è chi, come Alina, attiva dal primo giorno per aiutare i suoi connazionali, non è ancora riuscita a riabbracciare la sua famiglia, tra cui la sorella con i suoi figli, ancora fermi al confine con la Romania. “Sono in contatto con loro - spiega Alina -. Per fortuna riusciamo a comunicare, ma ancora sono tutti bloccati in Ucraina”. La sua famiglia abita a Odessa, e per giorni ha vissuto con l’incubo dei bombardamenti, trasferendosi di notte nella cantina dell’abitazione. Una vita sempre più difficile, con il cibo che ormai scarseggia e con i corridoi umanitari spesso inaccessibili a cause delle bombe.