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Viterbo, mafia viterbese bis. I complici di Rebeshi: "Mai minacciato il ristoratore"

V. T.
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Non erano minacce quelle rivolte da David Rebeshi nei confronti del ristoratore di Tuscania, secondo le dichiarazioni di Must Lleshi, FIavio Hysa e Alban Kacorri, ritenuti dalle accuse i complici del più piccolo dei due fratelli albanesi. I tre testimoni hanno partecipato all’udienza che si è celebrata ieri, 11 marzo, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini in video collegamento dai rispettivi penitenziari. Must Lleshi, FIavio Hysa e Alban Kacorri furono condannati in appello a 8 anni e 4 mesi ciascuno il 28 ottobre del 2021 e su istanza del difensore degli imputati, l’avvocato Roberto Afeltra, sono stati sentiti in aula in qualità di testi e hanno risposto alle domande delle parti.

 

Tutto ebbe inizio quando il 26 novembre del 2018 Ismail Rebeshi venne arrestato per narcotraffico internazionale a conclusione dell’operazione “Ichnos”, coordinata dalla dda di Cagliari e finì dietro le sbarre due mesi prima di essere raggiunto da una delle 13 ordinanze di custodia cautelare scaturite dall’operazione “Erostrato”, portata a termine nel gennaio del 2019. Successivamente, stando alle ipotesi accusatorie, formulate dal pm Fabrizio Tucci, titolare del fascicolo, mentre Ismail Rebeshi era già al fresco al 41 bis, il fratello minore David e i 3 connazionali si mobilitarono per raggranellare delle somme di denaro per affrontare le spese legali del boss Ismail Rebeshi. A febbraio scorso solo una delle due presunte vittime si è costituita parte civile con l’avvocato Luigi Mancini, un ristoratore 50enne di Tuscania. Alla fine di novembre di tre anni fa, una sera David Rebeshi e tre scagnozzi si sarebbero presentati nel ristorante della vittima.

 

Al termine della cena i 4 avrebbero minacciato di morte il ristoratore e i suoi familiari, esigendo la restituzione di 4 mila e 500 euro per l’acquisto di una macchina difettosa per la quale il 50enne fece da tramite fra Rebeshi senior e un amico commercialista. La vittima si rivolse ai carabinieri che il 28 novembre presero i 4 albanesi in flagranza di reato. Per l’accusa David Rebeshi, spalleggiato dai conterranei, sarebbe l’esecutore materiale delle azioni estorsive di cui il fratello sarebbe il mandante. 
Si tornerà in aula il 7 giugno per le deposizioni degli ultimi testimoni.