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Viterbo rifiuti. Sequestrata discarica di Albano Laziale. Nuovo allarme per la discarica di Monterazzano

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La nuova emergenza rifiuti del Lazio rischia di essere pagata ancora una volta a caro prezzo dalla Tuscia. Ieri, 11 marzo, infatti è stata sequestrata la discarica di Albano dove attualmente, dopo una serie di proroghe, venivano conferiti momentaneamente i rifiuti di Roma e di altri 23 Comuni. La soluzione ponte di Albano Laziale era stata scelta per arrivare all’apertura del nuovo impianto - contestatissimo dalle popolazioni della zona - di Magliano Romano. Ora bisognerà trovare un impianto per quei rifiuti che venivano scaricati fino a ieri nella discarica di Roncigliano ad Albano Laziale. E, dunque, una delle ipotesi è per forza di cose quella di dirottare parte di questi rifiuti verso la discarica di Monterazzano dove già nei mesi scorsi, per effetto di una serie di ordinanza della Regione Lazio sono arrivate tonnellate di rifiuti della Capitale e della altre province laziali. Occorre rammendare sempre che Monterazzano, ormai da decenni, riceve anche l’immondizia della provincia di Rieti sprovvista di una discarica autonoma. Come detto in apertura le conseguenze di questa nuova emergenza regionale rischia di pagarle la Tuscia.

 

 

Per quanto riguarda l’impianto di Albano ieri la Compagnia della guardia di finanza di Velletri ha dato esecuzione in data odierna al decreto di sequestro preventivo disposto dal gip, relativamente alla discarica di Roncigliano. E’ stata ipotizzata una illegittima gestione dell’impianto per assenza di un presupposto essenziale di efficacia della prescritta autorizzazione regionale, rappresentato dalle garanzie finanziarie previste per la gestione post mortem (della durata di 30 anni dalla intervenuta cessazione della fase di gestione corrente).

 

 

Le garanzie servono per la bonifica successiva al periodo di attività, durante la quale una parte del compenso corrisposto al gestore per il conferimento dei rifiuti è prevista, appunto, per assicurare tale adempimento “postumo”.Senza quelle garanzie, in caso di cessazione sopravvenuta dell’impresa che gestisce la discarica, intervenuta a qualsiasi titolo e ben possibile nell’arco di 30 anni, i costi ambientali di manutenzione post mortem dovrebbero inevitabilmente ricadere su soggetti pubblici a livello territoriale, non ostante l’avvenuto incameramento preventivo delle necessarie risorse economiche ad opera del privato. Un problema che rischia di pagare Viterbo.