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Viterbo, acqua all'arsenico. Confconsumatori a Talete: "Taglio delle bollette o facciamo la class action"

M. C.
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Abbassare le concentrazioni di arsenico in quei comuni in cui i valori sono oggi al limite e ridurre del 35% le tariffe idriche. Lo chiede il presidente della Confconsumatori di Viterbo, Antonio Nobili, che in proposito ha già inviato una lettera all’amministratore unico di Talete Salvatore Genova in cui minaccia eventuali class action da parte dei propri iscritti in mancanza di risposte. 
"Là dove esiste un superamento dei limiti, anche temporaneo – afferma Nobili - deve esserci un ristoro per le famiglie, che pagano bollette elevatissime per un servizio che di fatto non ricevono o ricevono parzialmente. A distanza di anni dall’installazione dei dearsenificatori, il perdurare di questa situazione è inaccettabile. Siamo a un punto di non ritorno: come se non bastassero già i folli aumenti dell’energia elettrica, del gas, della benzina, del pane e di tutti i beni di prima necessità, i consumatori viterbesi devono fare i conti anche con un’acqua tanto salata quanto tuttora contaminata”. 

 

Attualmente– in base ai dati pubblicati sul sito della Asl di Viterbo – i comuni in cui si registrano valori di arsenico superiori alla soglia di legge dei 10 microgrammi per litro sono tutti fuori da Talete. Si tratta di Bagnoregio (12 μg), Castiglione in Teverina (11 μg), Farnese (21 μg), Ronciglione (21 μg), Tuscania (da un minimo di 11 μg a un massimo di 20) e Fabrica di Roma (da un minimo di 14 a un massimo di 38 μg). Ma ci sono valori al limite (10 μg) anche in comuni che invece hanno ceduto il servizio idrico, e quindi anche la gestione dei dearsenificatori, a Talete, come Acquapendente, Civita Castellana, Calcata, Celleno e Proceno. 

 

Il presidente di Confconsumatori chiede quindi di applicare d’ora in avanti sconti in tariffe ogni volta e là dove si verifichino sforamenti dei limiti, come quelli registrati per ben due volte negli ultimi mesi a Civita Castellana: “Diversamente – conclude Nobili – avvieremo cause collettive per difendere gli utenti della Tuscia”.