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Viterbo, caro carburante. I pescatori del Lago di Bolsena in ginocchio

Daniela Venanzi
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Il tema è di quelli che fanno discutere e soprattutto preoccupare. Si tratta del caro carburante, che sotto il tiro di una speculazione senza precedenti, pesa come un macigno su tutte le categorie di lavoratori. Il sottosegretario Battistoni l’8 marzo ha voluto riunire un tavolo nazionale dedicato ad una di queste in particolare, quella della pesca.

 

Presenti le associazioni di categoria, i sindacati e le rappresentanze di settore e per il Mipaaf oltre a Battistoni, il capodipartimento Francesco Saverio Abate e il direttore Riccardo Rigillo. E’ lo stesso sottosegretario a rendere noto con un comunicato l’incontro: “E’ stato un momento di concertazione - spiega - utile e necessario per ascoltare le categorie della pesca e condividere insieme un percorso che porti al superamento delle due crisi che insieme, stanno investendo il nostro paese in questo momento storico: la pandemia e la guerra in Ucraina. A tal proposito, come Ministero, abbiamo avanzato la proposta di emanare, nel giro di pochi giorni, un decreto di sostegno alle filiere ittiche, sulla base di quello dello scorso anno con cui è stato dato sostegno alle aziende colpite dalla crisi da Covid-19”. Fin qui le istituzioni e nel frattempo come se la cavano gli operatori del settore Viterbesi? Paola Dottarelli, amministratrice della cooperativa lago vivo di Bolsena, spiega le criticità: “Il caro carburanti mette in enorme difficoltà il nostro settore sia come singoli pescatori che come operatori. Gli aumenti sono ormai all’insegna giornaliera, una situazione che sta diventando davvero insostenibile. A pesare poi non è solo il caro carburante ma tutto quello che gira intorno al nostro lavoro, l’aumento delle materie prime, della plastica, dell’olio. Ci sono mesi poi in cui siamo stati costretti, come gennaio e febbraio a mettere le persone in cassa integrazione, mettiamoci anche che nei giorni di tramontana neanche si lavora e il quadro è davvero allarmante per tutti noi. Se poi ci aggiungiamo i rincari di luce e gas la tragedia è servita al completo. Mi auguro - conclude Paola Dottarelli - che si faccia davvero qualcosa per il nostro comparto”. 

 

Anche Daniele Papi della cooperativa Rinascente di Marta non ha parole di conforto per il settore: “Dopo la mazzata della legge sul Coregone che ci ha messo in ginocchio, questa proprio non ci voleva. Gli aumenti ormai, riguardano tutte le materie che da noi vengono utilizzate come la corda piombata che un anno fa costava 8 euro o15, le reti che prima venivano 12 euro ora sono arrivate a toccare quota 20. Il pescatore quando usciva con la sua barca spendeva 10 euro di carburante, ora ne occorrono almeno 15. Se uno di loro esce alle tre di notte e pesca 50 euro di pesce, tra spese varie e carburante ne porta a casa forse 30. Tra poco non ci sarà più nessuno che vorrà farlo,ù. Non ci dimentichiamo poi - continua Daniele Papi - che noi sul carburante non abbiamo nessuna agevolazione. A questo punto se già ci lasciassero lavorare senza troppi impedimenti sarebbe moltissimo, e mi riferisco alla questione del coregone, che non è dannoso, non crea danni e fa lavorare 11 mesi l’anno”.