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Viterbo, narcotraffico. Ismail Rebeshi condannato a tre anni

Valeria Terranova
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Dimezzata in appello la condanna inflitta dal tribunale di Cagliari a Ismail Rebeshi per narcotraffico internazionale. Il 38enne albanese fu condannato in primo grado a 6 anni con il rito abbreviato a gennaio 2021. La decisione dei giudici della Corte d’appello ha ridotto la pena a 3 anni di reclusione e la difesa ha già preannunciato il ricorso in Cassazione. Si tratta del processo sgorgato dall’operazione denominata “Ichnos”, che a febbraio del 2018 fece scattare le manette per i componenti di una banda, che aveva eletto come base logistica la provincia dell’Ogliastra. 

 


L’albanese, difeso dall’avvocato Roberto Afeltra, fu arrestato per la prima volta il 26 novembre 2018 con l’accusa di spaccio internazionale di sostanze stupefacenti, finendo in carcere esattamente due mesi prima che venisse raggiunto da una delle tredici ordinanze di custodia cautelare scaturite, invece, dall’operazione Erostrato nel gennaio del 2019. A tale proposito, a giugno 2021 risalgono le condanne in secondo grado, che ridimensionarono le pene precedentemente disposte nei confronti dei solidali e dei due boss Rebeshi e Trovato. In quell’ambito la sentenza dispose per Rebeshi una condanna a 10 anni e 11 mesi di carcere. 
Ritornando all’operazione “Ichnos”, stando alle indagini, condotte dai carabinieri di Carbonia e coordinate dal pm Alessandro Pili e dalla collega Rita Cariello della Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, il boss di “mafia viterbese” sarebbe riuscito a procurare cocaina ed eroina in percentuali molto pure al sodalizio composto da sardi, tramite i propri contatti esteri.

 

Secondo i calcoli degli investigatori tra settembre 2017 e febbraio 2018 in Sardegna sarebbero arrivati in tutto 85 chili di droga, provenienti dalla Colombia, dalla Siria e dall’Albania fino alla Sardegna grazie ai legami con la malavita organizzata, come la Camorra e la ‘Ndrangheta. 
Le indagini dei militari portarono anche a stanare delle armi, nascoste nelle campagne di Castiadas, a sud dell’isola. Le sostanze venivano smerciate anche sulla piazza nazionale. Dunque, per gli inquirenti, Rebeshi era l’ago della bilancia e il punto di riferimento per organizzazioni dedite al traffico di droga e che agivano tra la Tuscia, la Sardegna, la Lombardia, in diverse regioni italiane e altri paesi extraeuropei. Insieme a lui a gennaio di un anno fa furono condannati a 8 anni ciascuno, i due presunti capi del sodalizio sardo, Sandro Arzu e Alessandro Ghisu. Per altri 21 imputati, invece, furono imposte pene dai 4 agli 11 anni di detenzione.