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Guerra, le aziende della Tuscia tremano. Merlani: "Danni enormi"

Daniela Venanzi
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Il cielo si fa sempre più plumbeo, non solo per gli attori protagonisti del conflitto, Russia e Ucraina, ma anche per l’economia mondiale, Tuscia inclusa, che ne pagherà le conseguenze A farne le spese sicuramente ci saranno in prima linea le aziende viterbesi di import export che hanno rapporti commerciali (seppure racchiusi in un 2% totale) con il paese di Putin e che, a meno di un negoziato che porti alla fine dell’utilizzo delle armi immediato, subiranno importanti ripercussioni. Per quanto concerne la Tuscia e i rapporti commerciali con la Russia, sul fronte dell’export, nel 2021 si sono registrati scambi di articoli in gomma e materie plastiche per un importo di 2.164.970 euro.

 

 

Nello stesso periodo sono stati conclusi accorsi per sostanze e prodotti chimici per 199.471 euro, mentre un’altra quota ragguardevole riguarda il comparto dei prodotti delle attività manifatturiere che addirittura si attesta sui 2.850.096 euro. Cifre che già, rispetto al 2020, hanno subito una flessione a causa della svalutazione del rublo, ma che con la guerra in atto potrebbero subire il colpo di grazia. Un momento difficile che preoccupa anche il presidente della Camera di commercio di Rieti e Viterbo Domenico Merlani: “Sicuramente questa guerra in Europa porterà, oltre a conseguenze pesanti sulla popolazione, anche un impatto economico non trascurabile. Un impatto che già si è fatto sentire nelle settimane e nei mesi scorsi quando ancora la guerra era solo un’ipotesi. Le imprese viterbesi - afferma Merlani - stanno infatti già affrontando delle problematiche serie anticipate dalla tensione che si è generata, il primo problema è quello dei prezzi delle materie prime energetiche, che pur avendo altre concause, è stato accentuato enormemente da questa crisi rischiando di generare problemi enormi alle imprese, anche quelle viterbesi. Gli imprenditori sono fortemente preoccupati, non solo quelli che hanno interessi in quei mercati, ma tutte le imprese sanno che quando soffiano venti di guerra tra crisi energetica, problematiche connesse all’approvvigionamento di alcune materie prime o semplicemente perché i consumatori avvertono preoccupazione ed incertezza, i profitti calano, i costi aumentano e operare diventa sempre più difficile”.

 

 

Sul fronte export che succede? “Da quel punto di vista il dato preoccupa ma in maniera meno consistente visto che le esportazioni verso questi due paesi pesano complessivamente meno del 2% dell’export provinciale”.
I settori più colpiti quali sono? “In testa - spiega Merlani - in provincia ci sono quelli energivori, con tutto il distretto di Civita Castellana in testa. Sicuramente il comparto agricolo, che è già alle prese con enormi difficoltà economiche sul fronte dell’aumento dei costi di approvvigionamento di materie prime ed energia. Ma anche il turismo, non tanto e non solo per le provenienze di visitatori da Russia e Ucraina, ma come dicevo per il generale senso di insicurezza che rischia comunque di frenare la voglia di viaggiare dei turisti. Insomma - conclude Merlani - dopo questi due anni di pandemia non ci voleva”.