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Viterbo, truffa pellet. In sei a processo: "Proponevano prezzi stracciati poi non inviavano nulla"

Valeria Terranova
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Vendevano pellet a prezzi stracciati sul web, ma non consegnavano la merce. Ieri, 1 marzo, in aula hanno sfilato 7 vittime provenienti da tutta Italia, chiamate a testimoniare al processo a carico di cinque uomini e una donna, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di diversi reati contro il patrimonio attraverso l’uso di siti internet. L’inchiesta risalente al 2015 consentì agli inquirenti individuare un presunto giro di affari per decine di migliaia di euro. 

 

Sul banco degli imputati finirono una coppia, residente a Vetralla, composta da un 46enne e una 40enne, il padre della donna, un 76enne di origini campane, un 69enne di Montalto di Castro, ma residente a Ventimiglia, e un 73enne ternano. Diciassette in tutto le denunce fioccate da nord a sud. “Per pagare il pellet feci due bonifici di due importi differenti: uno da 357 euro e l’altro di 300 euro circa, ma la merce non arrivava e così contattai questa signora la quale mi disse che non aveva ancora provveduto all’invio perché il figlio piccolo aveva problemi di salute – ha affermato una teste, arrivata da Forza d’Agrò, in provincia di Messina-. Richiamai e parlai con un uomo che mi tranquillizzò rispetto alla spedizione. In seguito mi insospettì e telefonai alla ditta indicata sul sito e chiesi spiegazioni, ma il referente mi rispose di non conoscere queste persone e allora sporsi denuncia”. Gli imputati, ognuno con il proprio ruolo, avrebbero creato due portali sui quali avrebbero messo in vendita il pellet a costi concorrenziali, attirando acquirenti che nella maggior parte dei casi non ricevettero mai quanto comperato. “A ottobre 2015 comprai 90 sacchetti di pellet. Tuttavia il tempo passava e dopo un mese chiamai, ma la responsabile non si faceva trovare – ha raccontato un 74enne leccese-. Così mi recai in questura a Lecce e feci denuncia per truffa. Alcuni giorni dopo all’improvviso il carico mi venne recapitato e ritirai la querela”. 

 

Successivamente è stata sentita una fornitrice, la quale ha spiegato di aver ricevuto dagli imputati un ordine di 10 bancali di pellet per un corrispettivo di 4 mila e 675 euro. “Non ci pagarono nonostante la consegna”, ha chiosato una 64enne viterbese. Stando alle ipotesi accusatorie, il presunto ideatore dell’organizzazione sarebbe il 46enne di Vetralla, assistito dall’avvocato Paolo Delle Monache, la compagna avrebbe coordinato il tutto servendosi della propria utenza telefonica e partita Iva, che risultò appartenere a una rosticceria di Vetralla, mentre il padre di lei avrebbe procacciato fornitori, il 72enne umbro invece avrebbe gestito un altro sito internet a suo nome. Il 69enne del litorale avrebbe stoccato il carburante in un piazzale di sua proprietà.