Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Processo Landolfi, per la Procura di Viterbo la Corte d'Assise ha valutato male prove e testimonianze

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

Secondo la Procura e le parti civili, la Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo, che con la sentenza del 19 luglio 2021 ha assolto in primo grado Andrea Landolfi dalle accuse di omicidio volontario e omissione di soccorso per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri, ha commesso errori di valutazione. La Procura ricorre in appello, chiedendo una perizia sulla dinamica dei fatti e la condanna dell’imputato “alla pena che verrà ritenuta di giustizia”.

Nel documento depositato venerdì scorso dal pm Franco Pacifici, che avanzò un’istanza di condanna a 25 anni, e dal legale dei parenti della 26enne, avvocato Vincenzo Luccisano, in riferimento ai due capi di imputazione si parla di “omessa ed erronea valutazione delle prove e testimonianze”. Ancora una volta il pm sostiene la tesi dell’omicidio evidenziando lo stato di ubriachezza di Landolfi scrivendo: “esattamente nelle scale interne dell’abitazione, Landolfi veniva respinto da un tentativo di abbracciare Maria Sestina, gesto che faceva scivolare i due di qualche gradino. Proprio nel punto in cui aveva termine lo scivolamento, Landolfi sollevava di peso Maria Sestina e la lanciava dalla tromba delle scale, facendole superare il parapetto, al piano sottostante davanti al camino situato al termine delle stesse. Nonostante le gravi lesioni subite dalla compagna a seguito dell’impatto al suolo in accelerazione… il Landolfi non si operava a chiamare urgenti soccorsi bensì provvedeva a ripulire casa dalle tracce di sangue e vomito lasciate da Maria Sestina, simulava di aver messo a dormire il figlio disfacendo il letto e solo alle 6.00 circa chiamava i soccorsi”. Secondo il sostituto procuratore, la Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo, presieduta dal giudice Eugenio Turco, non avrebbe preso in considerazione i litigi antecedenti, culminati nel supposto omicidio.

In seguito il pm si sofferma sulle dichiarazioni del frequentatore del pub che incrociò la coppia poche ore prima del fatto, al quale Landolfi avrebbe indirizzato la frase “salutala l’ultima volta, tanto non la rivedi più e non la senti”. Si tratta del trentenne, considerato testimone chiave, il quale fu sottoposto a perizia super partes richiesta dalla Corte d’Assise del Tribunale di Viterbo allora ancora presieduta dal giudice Gaetano Mautone e depositata dal perito a marzo 2021, il quale ritenne: “non si rileva sussistente nel periziando una valida capacità generica a testimoniare”. Anche a tale proposito il pm scrive: “La Corte non evidenzia importanti passaggi della deposizione della specialista a cui fu affidato l’incarico, specificando che “nel valutare l’attendibilità del ragazzo, la Corte non opera nessuna analisi tra quanto affermato in sede istruttoria e quanto effettivamente riscontrato”.