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Viterbo, guerra in Ucraina. Tremano le ceramiche di Civita Castellana. A rischio l'export verso la Russia

Massimiliano Conti
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Raggiunge in alcuni casi il 40%, l’export verso la Russia e l’Ucraina delle aziende del distretto ceramico di Civita Castellana, per le quali la guerra scatenata da Putin rischia di essere l’ennesimo colpo dopo quelli ricevuti in sequenza dalla grande recessione del 2008, dalla pandemia e, da ultimo, dalla crisi energetica. Con quest’ultima che rischia di aggravarsi per effetto di un conflitto di durata al momento imprevedibile. 
Lo stato di allerta tra gli imprenditori civitonici è dunque è ai massimi. Si temono anche rincari delle due materie prime fondamentali per gli impasti ceramici, il caolino e il feldspato, dei quali l’Ucraina è tra i più grandi produttori. Ultimo, ma non certo ultimo, c’è anche l’aspetto umanitario della questione: le aziende del distretto negli anni hanno allacciato rapporti non solo commerciali ma anche personali con agenti e clienti ucraini che ora stanno vivendo la guerra sulla loro pelle. 

 


Nel primo trimestre 2020, secondo il Monitor dei poli tecnologici del Lazio stilato da Impresa San Paolo, le esportazioni del distretto di Civita Castellana verso la Russia hanno raddoppiato quelle dello stesso periodo dell’anno precedente. Quello russo rappresenta il 13esimo mercato per volume di esportazioni del comparto ceramico. 
Tra le aziende più esposte ai contraccolpi commerciali del conflitto c’è la Simas, per la quale l’Europa orientale rappresenta un’area di mercato fondamentale. Risale alla fine dello scorso anno l’apertura da parte dell’azienda civitonica di uno spazio espositivo (shop in shop) all’interno del prestigioso showroom di San Pietroburgo, Acquarius. “Russia e Ucraina sono due mercati per noi fortemente ricettivi, che insieme valgono almeno il 40% delle esportazioni – confida Marco Giuliani, direttore generale della ceramica di via Falerina – . La nostra preoccupazione riguarda in primis l’aspetto umanitario, in particolare per la sorte di molte persone che vivono in Ucraina e che lavorano per noi da anni. Poi anche per le inevitabili conseguenze economiche”. 
Su questo fronte, gli imprenditori attendono di vedere quali saranno le sanzioni che l’Unione europea applicherà all’invasore russo. Di sicuro, per effetto boomerang, si va verso una nuova stangata energetica. “Nell’immediato l’impatto della guerra sul prezzo del gas non si è ancora vista, al di là dei forti rincari dei mesi scorsi – dichiara il direttore di Federlazio Viterbo Giuseppe Crea -. Ovviamente seguiamo tutti con apprensione l’evolversi della situazione”. 

 


E’ proprio l’impatto sui costi dell’energia e delle materie prime, più che sulle vendite, quello temuto da Augusto Ciarrocchi, presidente della ceramica Flaminia: “Almeno per quanto ci riguarda il volume del nostro export verso la Russia si ridotto già da qualche anno a causa della svalutazione del rublo – dice l’imprenditore -. Ci preoccupano molto di più i rincari del gas, che su aziende fortemente energivore come le nostre, dove i forni sono sempre accesi, incidono in modo determinante. Senza contare che l’Ucraina è una grande esportatrice di caolino e feldspato: noi ci approvvigioniamo da altri paesi, come Spagna, Inghilterra o Cecoslovacchia, ma se l’offerta complessiva di questi materiali sul mercato diminuisce i prezzi i aumenteranno. E non possiamo permetterci anche questo lusso”.