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Viterbo, elezioni comunali. Lega strizza Frontini Il centrodestra rischia di dividersi

R. V.
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Anche se con ogni probabilità si voterà l’ultima domenica di maggio (le liste andrebbero presentate entro aprile), colpisce la non ufficializzazione, ancora, di alcuna candidatura a sindaco, fatta eccezione per Giovanni Scuderi. Ognuno aspetta le mosse degli altri, tutti appaiono sospesi in quel clima di quasi rassegnazione in cui è piombata la città dopo i tre anni di caos andato in scena con l’amministrazione Arena e culminato con la caduta della giunta.

 

Dietro le quinte le manovre però sono tante. Come quelle di Chiara Frontini, che sabato ha inaugurato il suo comitato elettorale (Casa Viterbo) a piazza delle Erbe. Prima i programmi e poi i nomi, dichiara la leader di Viterbo 2020, ma se è così perché tutte le manifestazioni ruotano attorno alla sua figura, vedi la gigantografia nella sede del comitato? E perché, al di là di generiche enunciazioni di principio, di questi programmi non c’è ombra? La risposta, secondo indiscrezioni, andrebbe ricercata in una trattativa riservata tra Viterbo 2020 e Lega, dove il senatore Umberto Fusco, non a caso, continua a ripetere che il candidato del centrodestra, se salta l’ipotesi Rotelli (FdI), dovrà essere espresso dal Carroccio. Ebbene, il nome non sarebbe però quello di Claudio Ubertini, ma proprio quello di Chiara Frontini. Ciò significherebbe che il centrodestra, già orfano di Forza Italia, si dividerebbe in due blocchi per poi riconvergere sul candidato che finirà al ballottaggio. Da una parte dunque Frontini (Viterbo 2020 e Lega) e dall’altra, per Fratelli d’Italia e Fondazione, Gianmaria Santucci o Antonella Sberna, quest’ultima sempre che non venga candidata a sindaco da Forza Italia. 

 

A proposito degli azzurri il caos regna sovrano: il partito è sempre più spaccato e l’ipotesi Giovanni Arena candidato di bandiera, da mettere in pista con la speranza di superare il primo turno, sembra perdere quota proprio per le spinte verso Sberna provenienti da molti ambienti per cercare di tenere unito il gruppo.
Le disavventure di FI condizionano anche il Pd, che nella migliore delle ipotesi, contrariamente alle attese della vigilia, potrà contare solo sul sostegno di alcuni esponenti azzurri. Da qui il ritardo dell’annuncio della discesa in campo dell’assessore regionale Alessandra Troncarelli. A complicare il quadro, per i dem, ci sono inoltre Barelli e il Movimento 5 Stelle. Dovevano essere tutti e due della partita, ma dopo il congresso di Azione, dove Calenda ha detto no a qualsiasi presenza in compagini che annoverino anche i grillini, il Pd deve scegliere: o gli uni o gli altri. Possibile che si opti per Azione (anche se desta perplessità il mancato coinvolgimento di Italia Viva), mettendo invece l’uscente Massimo Erbetti in una lista civica del Pd. Infine, è iniziata la caccia alla sinistra esterna (Rifondazione comunista e altri movimenti): sembra che i dem, per non perdere questi voti (che sebbene pochi, e quindi non sufficienti ad esprimere neanche un consigliere, fanno gola) abbia messo in campo il professore dell’Unitus Andrea Vannini, già assessore all’ambiente nella giunta Michelini, espresso all’epoca proprio dalla sinistra più radicale e poi dimessosi a causa dell’indagine sui rifiuti denominata Vento di maestrale. Spetterebbe a lui, secondo un piano studiato con Enrico Panunzi, il compito di portare a casa quel magro bottino, che però, in una situazione così frastagliata, può fare la differenza anche se, come detto, non riuscirà ad eleggere consiglieri. 

 

Nell’area moderata, platealmente disimpegnata dalle dinamiche dem dopo l’uscita di Luisa Ciambella, si registra intanto un grande movimento attorno alla figura del medico Giuseppe Giulianelli.