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Viterbo, investì anziano. Agricoltore assolto dall'accusa di tentato omicidio

In tribunale

Valeria Terranova
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Assolto in Appello “per non aver commesso il fatto” Enrico Ranucci, condannato in primo grado nell’ottobre 2019 per tentato omicidio. La sentenza di secondo grado emessa giovedì scorso dalla prima sezione penale della Corte d’Appello di Roma ha ribaltato il verdetto precedente. L’agricoltore 74 enne originario di Grotte di Castro era stato condannato dal Tribunale di Viterbo a 4 anni e 6 mesi per aver investito di proposito su una strada di campagna un compaesano 81enne, Santino Giuliani, pensionato di Acquapendente, fuggendo subito dopo il sinistro, assolvendolo dall’accusa di omissione di soccorso.

Si è detto soddisfatto il difensore Vincenzo Dionisi, il quale ha sempre sostenuto la tesi dell’incidente. All’epoca le ipotesi accusatorie, formulate sulla base delle ricostruzioni della vicenda portarono alla contestazione del reato di tentato omicidio. Ranucci, arrestato il giorno successivo al fatto, trascorse diversi giorni presso il carcere di Mammagialla e nell’ottobre del 2013, dopo la richiesta di giudizio immediato, fu sottoposto al divieto di avvicinamento alla vittima, che fu poi revocato a distanza di due anni. In occasione della propria testimonianza, Giuliani, che si costituì parte civile nel dibattimento, riferì che la mattina del 29 giugno del 2013 si trovava su una stradina in località Ponte San Biagio insieme a due operai quando mentre stava per salire a bordo del proprio fuoristrada, posteggiato sul ciglio della carreggiata, sentì il rumore di una macchina in accelerazione e in pochi secondi avvenne l’impatto che lo scaraventò in una cunetta adiacente.

Tuttavia, incalzato dalle domande, non fu in grado di desumere che Ranucci avesse agito con un preciso intento, per dissapori passati. “In seguito rimasi diversi mesi su una sedia a rotelle a causa della frattura ad una gamba e a una vertebra e mi ripresi solo nel gennaio seguente – raccontò il pensionato-. Suppongo che Ranucci fosse uscito di casa e credo andasse a una velocità di 50 e 60 chilometri orari, ma non capisco perché non abbia decelerato”. Dal punto di vista dell’avvocato Dionisi, secondo il quale Ranucci non stava scappando, ma si stava recando in caserma per altri motivi, versione supportata dalla deposizione della moglie dell’uomo, la quale dichiarò che il marito in quel momento stava andando di corsa dal proprio legale per prendere i documenti relativi a una restituzione di alcuni beni.