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Lavoratori no vax a Viterbo, la maggior parte nei trasporti

Beatrice Masci
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Dall’entrata in vigore dell’obbligo del super green pass per gli over 50, pena la sospensione dal lavoro, si è registrato un incremento di vaccini nella fascia di età 50-59 anni. “E’ così - spiega Fortunato Mannino della Cisl provinciale, commentando i dati -. La terza dose è stata somministrata al 70% dei 50-59enni. La prima dose sale addirittura al 91%, mentre alla seconda si è sottoposto l’87%. Segno - commenta Fortunato Mannino - che molti hanno preferito vaccinarsi prima di essere sospesi”. Per chi non si vaccina, infatti, è prevista la sospensione dal lavoro. Le regole in materia, in vigore dal 15 febbraio, sono chiare: i lavoratori che hanno compiuto 50 anni dovranno avere ed esibire il super green pass (si ottiene con il vaccino o con la guarigione dal Covid) per poter accedere ai luoghi di lavoro, tutti, sia pubblici che privati. Chi non lo farà non riceverà lo stipendio ma conserverà il posto di lavoro e sarà considerato “assente ingiustificato”.

Non avrà conseguenze disciplinari e la situazione rimarrà tale fino alla presentazione del documento. Sono previste sanzioni, da 600 a 1.500 euro, per chi entra in azienda senza la certificazione. Sanzioni anche per il datore di lavoro per omesso controllo. Questa la situazione generale. Nella Tuscia, come detto, al momento c’è la corsa ai vaccini per mettersi in regola. Ma non tutti, in verità, sembrano pronti ad adeguarsi. “Ci sono sacche, piccole ma ci sono - spiega Mannino - di persone che non hanno alcuna intenzione di vaccinarsi, nonostante le ripercussioni pesanti dal punto di vista lavorativo. E sono presenti, in modo particolare, nei settori della logistica e dei trasporti, ma anche, seppure in minima parte, nelle pubbliche amministrazioni”.

Secondo Mannino il problema si è venuto a creare perché “il governo ha deciso di non decidere. Sarebbe bastato l’obbligo vaccinale per tutti per ovviare al problema. C’è anche chi chiama chiedendo di essere tutelato dal sindacato, ma questo non è possibile. Il sindacato tutela sul fronte del lavoro, ma non su quello sanitario. C’è una legge e va rispettata, per cui sollecitiamo tutti, nel rispetto ovviamente delle convinzioni di ciascuno, a mettersi in regola. La perdita dello stipendio non è una conseguenza di poco conto”.