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Viterbo, accoltellata dal compagno mentre faceva le valigie. L'uomo accusato di tentato omicidio

Valeria Terranova
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Tre coltellate all’addome e due alla schiena, viva per miracolo dopo essere sfuggita all’aggressione dell’ex compagno avvenuta al culmine di una lite il 29 gennaio del 2021 all’interno dell’appartamento in cui convivevano a Capranica. Si è definita una sopravvissuta nel corso della propria testimonianza la 55enne di origine polacca, accoltellata con 5 fendenti al culmine di una lite dall’ex compagno 62enne, ex poliziotto in pensione, accusato di tentato omicidio, rappresentato dagli avvocati Federica Ambrogi e Amedeo Centrone.

 

Ieri pomeriggio la vittima, assistita dall’avvocato Eloisa Brugnoletti, ha riportato quegli attimi di terrore davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini. “Se sono qui a raccontare questa storia lo devo al vicino di casa che mi salvò la vita – ha affermato la vittima con commozione-. Anche se è passato un anno per me è come se fosse successo ieri, il dolore che provo è lo stesso, ma io sono fortunata a essere ancora viva”. La donna ha proseguito riepilogando la relazione vissuta con l’imputato dal dicembre 2016 fino a quando due anni dopo il rapportò degenerò.

 

Io ero una donna felice quando lo conobbi. All’epoca lavoravo a Roma e poi andammo a vivere insieme – ha spiegato la 55enne-. Però negli anni cambiò e diventò possessivo nei miei confronti. Ma gli ultimi 10 giorni era diventato un inferno vivere con lui. Anche mia sorella mi suggerì di andare via di casa e di non fermarmi un minuto in più. Quel pomeriggio decisi di andarmene e presi una valigia. Andai in cucina e cercai uno straccio per spolverarla prima di mettere dentro gli indumenti e mentre stavo per girarmi sentì lui colpirmi da dietro con un pugno alla testa e ai reni e poi vidi il suo braccio allungarsi e la mano prendere un coltello tra quelli bloccati nel ceppo posto sopra il lavandino. Poi tre coltellate sull’addome. Penso che volesse arrivare al cuore per uccidermi. Mi gridava ‘ti ammazzo! Non vai da nessuna parte!’. Io anche se ero immobile mi voltai e gli chiesi cosa stava facendo e cominciai a gridare ‘aiuto’ e lui appoggiò l’altra mano sul frigorifero. In quel momento non pensai a difendermi, ma a scappare. Così approfittai per svicolare sotto il suo braccio e afferrai la maniglia della porta e lui mi colpì altre due volte alla schiena e cercò di trattenermi per una spalla. Ma in quell’attimo che riuscì ad aprire la porta uscì il vicino di casa, che evidentemente sentì confusione, e l’imputato lasciò la presa. Se non fosse stato per quell’uomo non sarei qui”. In seguito la 55enne ha riferito di portare ancora gli strascichi psicologici e fisici di quanto vissuto. “Non sono più la donna che ero prima – ha detto -. Non riesco ad alzare ancora un braccio e sono in cura da uno psicologo e da uno psichiatra. Inoltre seguo un percorso di fisioterapia e ancora tremo quando mi capita di vedere una macchina come la sua. Ho attacchi di panico”. Si torna in aula il 23 marzo.