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Viterbo, mafia Viterbese. il boss Trovato accusato anche di evasione fiscale: "Firme false sui moduli del Compro Oro"

V. T.
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É entrato nel vivo il processo a Giuseppe Trovato, il boss di Mafia Viterbese accusato di evasione fiscale e ricettazione di preziosi. Ieri davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Elisabetta Massini hanno sfilato i primi due testimoni citati dal pm Stefano D’Arma. L’ex imprenditore 46enne, difeso dall’avvocato Giuseppe di Rienzo del foro di Vibo Valentia, sostituito in udienza dal collega Marco Valerio Mazzatosta, ha presenziato alla seduta in videocollegamento dal carcere di Nuoro dov’è recluso in regime di 41 bis.

 

 

Oltre all’evasione fiscale, al 46enne vengono contestati i reati di ricettazione e falso nella gestione dei negozi compro oro in via della Palazzina, viale Baracca e via Garbini, di cui era il rappresentante legale, attività commerciali ormai chiuse da diverso tempo. Nel pomeriggio hanno deposto un maresciallo della finanza che si occupò dei controlli fiscali e un cliente.

 

 

“Effettuammo degli accessi nelle tre sedi operative in città e acquisimmo la documentazione contabile dalla sede legale che si trovava a Lamezia Terme – ha raccontato l’operante-. Selezionammo le schede in base a delle difformità. Riscontrammo anomalie nella compilazione dei moduli che in questi negozi vengono rilasciati ai clienti al momento della vendita. In questi modelli c’erano firme diverse o queste mancavano del tutto, correzioni di alcuni dati, come il peso e il prezzo. Tutti elementi che ci insospettirono e contribuirono a fare scattare il campanello d’allarme”. Si tornerà in aula 17 maggio per l’ascolto di 4 testimoni dell’accusa.