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Viterbo, elezioni comunali. Chiara Frontini presenta il suo candidato ad assessore alla Cultura

Mattia Ugolini
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“È ora”. Questo il claim con cui Chiara Frontini ha avviato la campagna elettorale del suo movimento, tappezzando la città di manifesti. È ora, sì, ma non si sa ancora bene di cosa. Ieri tutti si aspettavano l’annuncio ufficiale della sua candidatura a sindaco, del resto - mentre le due coalizioni bisticciano sui nomi - tutti gli occhi sono per lei. Ebbene, chi attendeva la notizia è rimasto deluso anche stavolta: non è stato annunciato il candidato sindaco, bensì l’assessore alla Cultura in quota Viterbo 2020. Come da pronostico, il profilo è quello di Alfonso Antoniozzi, frontiniano di ferro che, da talentuoso artista teatrale, nella scorsa consiliatura si è trasformato in politico.

 

La Frontini ha dribblato ogni sorta di domanda in merito alla sua terza discesa in campo, sostenendo come “in questo momento ci sia bisogno di parlare dei temi e non dei nomi” e lasciando il palcoscenico ad Antoniozzi. Il consigliere uscente ha sciorinato il programma dei ventiventini per quanto concerne la cultura: “L’assessorato - ha esordito - deve passare ad una gestione partecipata”. Le idee per rilanciare il settore: “Nel programma abbiamo inserito la creazione di centri culturali polivalenti in città e negli ex comuni, spazi comunali liberi da concedere in comodato d’uso a gruppi di associazioni culturali che presentino, in sinergia, una gestione credibile di quello spazio. Così - prosegue Antoniozzi - realtà e quartieri culturalmente morti possono risorgere, nel lungo periodo avremo una nascita di nuove associazioni culturali”. Nel libro dei sogni, il lirico inserisce anche il suo cavallo di battaglia: “Ripropongo quanto presentato in commissione cultura, ovvero far affittare il Teatro Unione alle realtà culturali viterbesi alla metà del prezzo, con la cauzione che dovrà essere meramente simbolica. Siamo - ha sottolineato - una città che ha tanti piccoli satelliti che raramente dialogano tra loro, la politica dei finanziamentini a pioggia ha creato una situazione in cui cane mangia cane. Dobbiamo riprenderci il teatro, tornando alla gestione diretta del Comune, con l’obiettivo di fare 120/150 alzate di sipario creando una stagione sperimentale, una amatoriale, una sociale e una per ragazzi. I fondi ministeriali sono dipendenti da quanti spettacoli si fanno”.

 

Una postilla anche sul teatro di Ferento: “Dovrà diventare il luogo dove tenere la stagione estiva del teatro cittadino”. Infine, Antoniozzi ha rivelato anche l’esistenza di un grande programma quinquennale, incentrato sulla narrazione di Viterbo: “Abbiamo una percezione molto povera, basata solo su medioevo e 3 settembre. Ma la storia viterbese parte dagli etruschi ed attraversa un lungo arco temporale. Bisogna raccontare tutte queste fasi, spiegando perché certi personaggi come Michelangelo erano qua”. L’idea è quella di utilizzare le figure di cinque donne simbolo che hanno cambiato il volto della Città dei Papi: Galiana, Donna Olimpia, Giulia Farnese e Giacinta Marescotti. “Così - ha concluso Antoniozzi - faremo esplodere i musei, invogliando i turisti a restare più giorni. Lavorando ovviamente con persone che sanno di cosa parlano, è possibile monetizzare tramite la cultura”.