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E Arena restò solo: da Marini a Sberna molti in Fi sbarrano la strada alla ricandidatura

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Due eventi politici, questa settimana, da cui si attende qualche indicazione sulle elezioni comunali. Stamattina conferenza stampa di Chiara Frontini (Viterbo 2020), che presenterà il suo “atto di amore” verso la città (notare la coincidenza con la festa di San Valentino), e sabato reunion degli amici di Giovanni Arena. Il Corriere di Viterbo ha saputo che né l’una, né l’altro ufficializzeranno la loro candidatura a sindaco, come qualcuno si aspetta, e già questo è un segnale: tante evidentemente le variabili ancora in campo e troppo alto, di conseguenza, il rischio, per tutti e due, di incorrere in pericolosi e inopportuni autogol. 
In effetti, Chiara Frontini in cuor suo spera ancora di allearsi col centrodestra (Lega, FdI e Fondazione), sebbene i contatti tra i rispettivi ambasciatori nelle ultime due settimane si siano praticamente interrotti a causa della condizione da lei stessa posta a base del matrimonio, e cioè la sua candidatura a sindaco senza possibilità di valutare soluzioni alternative (carica di vice sindaco o assessorato di peso). 

 


Dal canto suo, Giovanni Arena, che vuole essere il candidato di una o più liste autonome di Forza Italia, nella speranza di arrivare al ballottaggio, sa che all’interno del partito molti non vogliono seguirlo. Giulio Marini, ad esempio, ma anche Antonella Sberna. Il primo sarebbe consapevole infatti - nell’ipotesi in cui Arena non dovesse arrivare al secondo turno - della difficoltà che avrebbe a quel punto Forza Italia ad apparentarsi con il Pd, visto che per quest’ultimo sarebbe molto pericoloso sottoscrivere l’intesa con una figura ingombrante qual è quella del sindaco dell’amministrazione caduta. E ciò perché Marini, al di là delle sue stesse dichiarazioni che lo vorrebbero all’opera per resuscitare la vecchia coalizione di centrodestra, sembra che consideri invece inevitabile la virata a sinistra, laddove, per i patti sottoscritti con il consigliere regionale Enrico Panunzi alle elezioni provinciali, mai gli azzurri potrebbero mettere in crisi l’amministrazione Romoli, come chiesto da Lega, FdI e Fondazione per riammetterli nella coalizione. In altre parole, a conoscenza già del finale del film, anche perché la sceneggiatura l’ha scritta lui stesso nel momento in cui ha gestita la partita Romoli, sarebbe proprio il neo commissario forzista il vero ostacolo sulla strada della riproposizione di Arena, il quale si trova così a dover fronteggiare, oltre a quelli che l’hanno mandato a casa, un partito non spaccato, di più. Al riguardo, in settimana in casa azzurra dovrebbero svolgersi alcune riunioni, ma le avvisaglie non sono delle migliori. 

 


In questo quadro, si inserisce Antonella Sberna, che, a differenza di Marini, non vuole lasciare il centrodestra. Vista l’aria che tira, per evitare che vada in porto il ribaltone sperimentato in Provincia, vorrebbe essere lei il candidato sindaco: se non andasse al ballottaggio, a quel punto avrebbe, infatti, comunque la libertà di firmare l’apparentamento con chi vuole, e cioè con il candidato di Lega, Fondazione e FdI. Da notare che se le venisse negata questa opportunità potrebbe lasciare gli azzurri e candidarsi sin da subito con il centrodestra.
Situazione dunque esplosiva. Tale e quale a quella del Pd, dove, dopo l’uscita di Luisa Ciambella, vacillano le certezze delle settimane scorse.

 

 

L’assessore regionale Alessandra Troncarelli da candidata a sindaco in pectore nutrirebbe ora più di un dubbio sulla sua discesa in campo, ovvero sulla riuscita dell’impresa di diventare sindaco, temendo in definitiva di essere sacrificata sull’altare di un dio tutt’altro che onnipotente nonostante il lavoro che in suo favore potrà fare la macchina da guerra rappresentata dal potere della Regione Lazio. Macchina che in effetti si sarebbe già messa in moto per arruolare i poteri forti: dalla Camera di commercio (Merlani) ai costruttori (Ance-Belli).