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Viterbo, morto suicida in carcere. Ministero della giustizia citato nel processo ai due agenti penitenziari

Valeria Terranova
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Il Ministero della giustizia parteciperà in qualità di responsabile civile al processo a carico di due agenti della polizia penitenziaria, accusati di abuso di mezzi di correzione, per uno schiaffo dato il 23 luglio del 2018 al 21enne egiziano Hassan Sharaf, morto 7 giorni dopo aver tentato il suicidio nella cella di isolamento del carcere di Mammagialla.

 

In apertura della seduta il giudice Elisabetta Massini, sciogliendo la riserva relativa alle istanze di costituzioni di parte civile, ha accolto la richieste avanzate a dicembre scorso dagli avvocati Giacomo Barelli e Michele Andreano e ha ammesso il ministero della giustizia, nella persona del ministro Marta Cartabia, in carica dal 13 febbraio 2021, che avrà il ruolo di responsabile civile nell’ambito del dibattimento. Il dicastero governativo preposto all’amministrazione giudiziaria in caso di condanna dovrà risarcire le vittime per i danni morali e materiali. Le parti civili che sono state ammesse e che saranno rappresentate da Barelli e Andreano sono i parenti del 21enne (la mamma, la sorella e il cugino, unico parente residente in Italia), l’ambasciata e il consolato egiziani di Roma. Unica esclusa la ong egiziana Motaquael Heval, nei riguardi della quale si era opposto il difensore dei due imputati, un 49enne campano e un 51enne delle provincia, l’avvocato Giuliano Migliorati.

 

Intanto il 10 dicembre scorso il dossier dell’inchiesta principale è passato nelle mani della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma. Inoltre, contestualmente tramite stessa disposizione, la Procura Generale di Roma ha revocato la richiesta di archiviazione presentata il 15 maggio del 2019 dalla Procura di Viterbo, stabilendo pertanto l’apertura di ulteriori indagini, determinando una svolta inaspettata sul caso. La decisione è stata resa nota il 13 dicembre a poche ore dalla conclusione della prima udienza del processo ai due agenti della polizia penitenziaria in servizio il 23 luglio del 2018 presso il penitenziario viterbese, i quali devono rispondere di abuso di mezzi di correzione in concorso, aggravato dall’abuso di potere. Nello specifico, uno dei poliziotti, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbe sferrato uno schiaffo talmente violento al detenuto 21enne da fargli urtare la testa contro il muro, prima che il ventenne tentasse di suicidarsi impiccandosi con delle lenzuola. Il dibattimento che riguarda i due poliziotti, nato da uno stralcio del filone giudiziario principale, relativo, come detto, all’opposizione alla richiesta di archiviazione dell’indagine avviata nell’estate di 3 anni fa contro ignoti, per istigazione al suicidio, che è stata avocata due mesi fa dalla Procura Generale, si aprirà ufficialmente il 28 marzo con l’udienza di ammissione prove.