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Viterbo, Luisa Ciambella si sospende dal Pd: "Partito sempre più lontano dalla gente"

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Luisa Ciambella è uscita dal Partito democratico. La ha comunicato ieri con una lettera al segretario nazionale, Enrico Letta, e per conoscenza a quello provinciale, Manuela Benedetti. Non c’è l’ufficialità, ma la decisione appare come il prologo di una candidatura a sindaco per quell’area del centro moderato che non si riconosce più negli attuali schieramenti. Per quanto concerne il Pd, si tratta dell’addio della ex Margherita ai Ds, punto di arrivo della perdita di ogni condivisione di linea politica. “Mi sospendo dal Pd - scrive Ciambella a Letta -. Scelta dolorosa, ma che non posso più evitare perché devo assolutamente scindere il mio impegno politico e sociale dalle scelte del partito in città e in provincia di Viterbo”. “Provengo - spiega - dal popolarismo e dal cattolicesimo democratico, tuttavia mi sentivo una nativa Pd impegnata per il bene comune. Mi sono sempre battuta sui temi concreti della mia terra, che, però è stata danneggiata dalle scelte degli ultimi anni”.

“Dal diritto alla salute al rispetto della meritocrazia, dall’acqua pubblica all’ambiente, fino alla prolificazione selvaggia delle energie rinnovabili con grave impatto su agricoltura, paesaggio e beni culturali”, i motivi alla base dello strappo. “Basti pensare - puntualizza - che la Tuscia, in tema di rinnovabili, è diventata un caso nazionale al pari della Sicilia, ma con una differenza: noi siamo una provincia di 350 mila abitanti e non una regione”. Sott’accusa anche la politica sui rifiuti “che ci ha portato a diventare la ‘pattumiera del Lazio’ ed oggetto di richieste per piattaforme di rifiuti pericolosi e non, così come di biodigestori, che potrebbero rispondere alle necessità dell’intero Centro Italia”. Non mancano pesanti critiche alla gestione del partito, “che in questi ultimi anni si è rivelato sempre più autoreferenziale, distante dai reali bisogni dei cittadini, chiuso all’interno di un pensiero unico e di un consociativismo trasversale. Un partito sempre più lontano dal modello di inclusione, persuasione e condivisione che sosteneva Aldo Moro, a cui mi sono sempre ispirata”. Sott’accusa, per quanto riguarda il consociativismo, le elezioni provinciali, che hanno visto il sostegno del Pd alla presidenza “di un esponente di primo piano di FI. Una decisione che ha generato una distanza abissale dalle scelte congressuali prese a livello nazionale, regionale, locale e dal comune sentire dei nostri elettori”.

E ancora: “Il Pd che ho contribuito a fondare, nella sua carta dei valori e nel suo codice etico, persegue la stella polare del bene comune. Per questi motivi ho rinunciato al mio incarico di capogruppo in Consiglio, dopo aver traghettato il nostro elettorato verso una possibile riconferma della prima amministrazione di centrosinistra dai primi anni ’90, in una città che storicamente affonda le sue radici in una cultura moderata. Questo mio tentativo si è scontrato con una linea politica volta prevalentemente alla ricerca della gestione del potere, come dimostrano i dati elettorali, allorché mi è stato impedito di arrivare al ballottaggio contro un candidato sindaco di centrodestra debolissimo”. “Questo sindaco - ricorda Ciambella a Letta - ha chiuso il suo mandato prematuramente. Ma solo la sottoscritta, insieme alla ex maggioranza e ad altri pezzi della minoranza civica, ha provveduto a firmare le proprie dimissioni: tutti gli altri consiglieri del Pd non lo hanno fatto, dimostrando un condizionamento frutto dell’accordo stretto da Pd e Forza Italia per le elezioni provinciali poco tempo prima”. “La politica - conclude - è servizio, è occuparsi dei problemi reali dei cittadini. Davanti a una evoluzione così mortificante per quello che ritenevo fosse il mio partito non posso che scindere il mio servizio alla comunità da quello del Pd viterbese e provinciale. Mi spiace profondamente, ma dopo anni di scarsa o assente condivisione, possibilità di coinvolgimento o chiarimento, credo che questa sia la scelta migliore, anzi: una scelta obbligata. Il campo largo che stai costruendo dovrebbe prevedere innanzitutto la capacità di far sentire a casa chi proviene da culture plurali e diverse. Se non ci si sente più a casa propria, se non si approvano le scelte progettuali e programmatiche per il territorio, allora non resta che fare una scelta di coerenza e trasparenza per me stessa ma anche per tutte le persone che mi hanno sostenuto in questi anni”.