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Viterbo, Roma Nord. Cinquanta corse saltate al giorno

Massimiliano Conti
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Disarmanti. Non usano mezzi termini quelli di Legambiente per definire, nell’ultimo dossier Pendolaria sullo stato di salute delle ferrovie italiane, le condizioni in cui versa la Roma Nord, la vecchia e gloriosa linea che collega piazzale Flaminio a Viterbo attraversando Civita Castellana e molti comuni dei Cimini. Sulla tratta, gestita tuttora da Atac ma dall’estate prossima da Cotral (che su ferro si spera possa garantire performance migliori di quelle fornite su gomma, ben note ai 9 mila studenti pendolari viterbesi delle superiori), nel 2020 sono stati oltre 5 mila i treni soppressi, con punte di 100 corse saltate al giorno sulle 190 totali tra urbane ed extraurbane. Con questi tragici numeri, il premio Caronte, quello che si assegna alle ferrovie più “infernali” d’Italia, alla Roma-Viterbo anche quest’anno non glielo toglie nessuno.

“La soppressione delle corse è un fenomeno che continua imperterrito – si legge nell’indagine di Legambiente - e la situazione, pessima già prima della pandemia, con treni vecchi e lenti, in ritardo, è tutt’altro che migliorata, come denunciato dal Comitato pendolari della Roma Nord”. Se il 2020 è stato un anno orribile, quello che si è appena concluso non è stato certo da meglio: “Per il 2021 ancora numerose soppressioni, come lo scorso ottobre, con una media di 50 al giorno e punte di 70 treni soppressi - si legge nel rapporto -. L’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa), pochi mesi fa ha fatto richiesta ad Atac di capire lo stato sulla circolazione dei treni, e verificare la sicurezza dei mezzi e delle stazioni”. Situazioni limite a parte (Roma Nord e Roma Lido, entrambe ferrovie ex concesse gestite finora da Atac), la fotografia scattata da Legambiente mostra nel Lazio una situazione con più ombre che luci: con oltre 500 mila pendolari e 1.298 corse giornaliere di treni, si tratta della seconda regione per servizio ferroviario complessivo, e anche quella dove il costo del biglietto è il più basso in assoluto con 2,60 euro per 30 km di percorso. Il prezzo, viene da dire, è direttamente proporzionale alla qualità del servizio offerto. Il Lazio infatti, sempre in base a quanto emerge dal rapporto, è tra le regioni che hanno investito di meno, con una spesa per il servizio ferroviario regionale pari allo 0,04% rispetto al bilancio. L’età dei 212 treni è di media pari a 16,8 anni, in linea con la media nazionale, mentre con 1.008 km il territorio regionale è quello con il record di presenza di doppio binario.

“La situazione del trasporto su ferro è determinante per la vita di milioni di persone e per la qualità ambientale del Lazio - dichiara Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio - con numeri enormi di treni e viaggiatori e con tratte dall’enorme potenziale di crescita ma ancora troppi problemi, basti pensare alla situazione nella quale versano Roma-Lido o Roma Nord-Viterbo. C’è bisogno di cogliere l’opportunità straordinaria dei fondi europei per lo sviluppo del trasporto e cercare le risorse necessarie per avviare tutti i progetti oggi ancora in attesa di finanziamento”.