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Viterbo, dopo aver denunciato traffico di rifiuti riceve busta con minacce e proiettile

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“Se mi ammazzano mi fanno un favore, sono tutto di titanio, ho dolori continui, ma io continuerò a denunciare”: Alessandro Paglialunga, 58 anni, disabile in seguito a un incidente avvenuto nel 2012, ha ricevuto qualche giorno fa una busta contenente un proiettile di grosso calibro e una minaccia a non “rompere i c...”.

Era già successo un’altra volta, nel 2017, e in quel caso non aveva denunciato il fatto; stavolta invece si è rivolto ai carabinieri, che hanno raccolto la sua storia di vittima di bande criminali, pure minacciato pesantemente, per le sue denunce di traffici e affari loschi che si svolgono in particolare nelle aree periferiche e meno controllabili del territorio comunale. Una di queste aree comprende dei terreni appartenenti alla madre di Alessandro, nella zona di San Bernardino, tra l’antico convento abbandonato e la superstrada; per impedimenti fisici oggettivi la donna e il figlio non possono più controllare da vicino ciò che vi succede e a sentire la testimonianza dell’uomo il campionario è vasto: “Discariche abusive, abbandoni di rifiuti che comprendono anche copertoni e amianto, traffico illecito di carburanti”.

Alessandro ha documentato con molte foto questi fatti, ma non è bastato per porre loro fine. Ha prodotto denunce e segnalazioni, “ma l’unica cosa che sono riuscito a ottenere finora è di essere minacciato”. L’elenco delle malefatte denunciate negli anni è lungo, nel campionario ci sono anche “tombe etrusche usate come porcilaie, e l’ex convento trasformato in ricettacolo di immondizia e serbatoio di materiali edili da riciclare, come le tegole del tetto”. Nei giorni scorsi, racconta ancora Alessandro Paglialunga, “un signore che abita nelle vicinanze del viadotto della superstrada ha sentito spari che non erano di cacciatori, sotto al ponte: ha chiamato i carabinieri ma nel frattempo gli sparatori si erano dileguati”.