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Viterbo, acqua. Privati in Talete: si allungano i tempi per l'ingresso

Massimiliano Conti
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Talete conferma la volontà di cedere il 49% delle quote a privati, ma la strada per arrivare al traguardo si annuncia lunga e lastricata di ostacoli. 
A mettere nero su bianco la complessa procedura da seguire - pena l’illegittimità della vendita - è un parere legale chiesto dall’Egato 1 Lazio Nord (il vecchio Ato) nell’autunno scorso proprio per definire le condizioni di legittimità della nuova organizzazione del servizio che si realizzerebbe con l’ingresso di un socio nel capitale della spa. 
La “condizione di legittimità” più rilevante è che Talete allo stato normativo attuale non può far entrare i privati sic et simpliciter, ma va esperita una gara a cosiddetto “doppio oggetto”. Questo perché Talete è una società in house, ossia basata su un regime di fatto incompatibile con l’ingresso di privati nel capitale, ai sensi dell’articolo 149 bis del Codice dell’ambiente. 

 

Ma che cos’è la gara a “doppio oggetto”? Si tratta di una procedura nella quale i criteri di scelta del privato si devono basare non solo sul capitale da questo conferito per l’acquisizione delle quote, ma anche sulle sue disponibilità tecniche, ovvero sulla sua capacità di fornire le prestazioni che servono per fornire il giusto servizio che viene richiesto dai Comuni della Tuscia. In altre e più semplici parole: nella gara si seleziona il socio privato (le manifestazioni di interesse pervenute sono tre ma, come Pulcinella, Talete tiene i nomi segreti) ma – di nuovo - anche l’azienda che dovrà gestire il servizio idrico integrato. Il che comporta tutta una serie di adempimenti preliminari per nulla da sottovalutare: dalla modifica del piano d’ambito alla modifica da parte dell’assemblea dei soci di tutti gli articoli dello statuto che al momento prevedono solo una società in house con totale partecipazione pubblica. In sostanza, vanno necessariamente adottate tutte quelle modifiche necessarie a trasformare la società in house in società mista pubblico-privata. 

 

 

Da parte loro, gli enti locali che compongono l’Ato devono approvare la modifica della convenzione di cooperazione. Ed è qui che casca l’asino. La conferenza dei sindaci e il presidente della Provincia devono infatti adottare il nuovo atto di indirizzo per riaffidare la gestione del servizio idrico integrato tramite una gara (come detto, a “doppio oggetto”), previa cessazione anticipata della convenzione di gestione in essere (con scadenza al 2036), condizionata all’effettiva aggiudicazione della gara. 
Insomma, tutti i 60 Consigli comunali della Tuscia e quello provinciale dovranno votare tutto l’ambaradan, con i tempi tecnici e politici del caso. Morale della favola: al momento, a causa di tutti questi delicati passaggi, non è possibile stimare il tempo necessario per l’ingresso del socio. Tanto più che sul destino di Talete e dell’acqua pubblica le posizioni e le convinzioni politiche sono tutto fuorché unitarie. 
Tra gli addetti ai lavori c’è chi ricorda come all’epoca della nascita di Talete – a inizio millennio – il via libera alla convenzione di cooperazione da parte di tutti i Consigli comunali richiese addirittura un anno e mezzo. A meno che Egato e Talete non decidano di bruciare qualche tappa di quelle indicate dal legale, esponendosi però al rischio di un’azione di responsabilità da parte dei soci. Auguri.