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Viterbo, aggressioni agli infermieri che fanno i tamponi. Il sindacato: "Servono controlli"

Daniela Venanzi
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E’ stato il sindaco di Nepi Franco Vita a denunciare l’ultimo episodio di aggressione nei confronti di un infermiere, avvenuto qualche giorno fa. A segnalarlo la direttrice della Pharmanepi allo stesso Vita: “La direttrice della Pharmanepi - scrive infatti il primo cittadino - mi ha comunicato quanto avvenuto l’altro ieri, quando alcuni alunni della scuola primaria si stavano sottoponendo a tampone. Secondo quanto riferitomi, un genitore ha contestato in modo vivace l’operato del sanitario, tanto che sono dovute intervenire le forze dell’ordine”. Insomma, è un momento complicato per gli operatori sanitari, e in particolare per chi è in prima linea come gli Oss e gli infermieri, lo è da sempre in realtà, ma con il sopraggiungere della pandemia gli animi di tutti si sono particolarmente esacerbati e da qui il ricorso a forme di aggressioni sempre più frequenti.

 

 

Anche il sindacato nazionale degli infermieri pone l’attenzione su questo brutto fenomeno: “Le vili aggressioni contro gli infermieri - scrivono i rappresentanti sindacali - rappresentano non solo una triste piaga della sanità italiana, ma una drammatica realtà di portata mondiale. A confermare le nostre indagini e i nostri report, ma soprattutto le nostre denunce, che vanno avanti ininterrottamente da anni, sono le autorevoli ricerche condotte sul data base internazionale Scopus. Gli infermieri - scrive ancora il sindacato - rappresentano la categoria maggiormente colpita dal vergognoso fenomeno delle violenze negli ospedali. Un terzo degli operatori sanitari, nel mondo, è vittima non solo di abusi fisici, ma anche e soprattutto di aggressioni verbali, mobbing e molestie”.

 

 

Anche Egidio Gubbiotto, sindacalista Confael Viterbo, sottolinea il problema a livello locale: “Da sempre riteniamo che la categoria degli infermieri e quella degli Oss siano le più penalizzate nel settore della sanità, e a nostro parere la Asl non ha attivato tutte le procedure per attutire certi gravi episodi di aggressione, che poi vengono commessi più dai pazienti che dai parenti. D’altra parte, il fenomeno li colpisce maggiormente, perché sono proprio loro quelli sempre in prima linea, e in particolare modo le donne. Il servizio di prevenzione c’è ma non viene sempre applicato - continua Gubbiotto - e non abbiamo dati di riferimento, non ci viene detto nulla. Nel caso specifico del bambino di Nepi, quel genitore andrebbe intanto punito”. Al di là dell’episodio a Viterbo i numeri parlano chiaro, nel 2020 su un totale di 3.400 operatori, erano stati 30 gli episodi di aggressione registrati, nel 2021, solo nei primi sei mesi, 24 i casi denunciati.