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Viterbo, Asl condannata a pagare non risarcisce i familiari

Valeria Terranova
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Morì a 57 anni dopo più di 10 ore di attesa al pronto soccorso. Nonostante la sentenza che dispone il risarcimento del danno in favore degli eredi, l’Asl non ha ancora provveduto a saldare l’indennizzo.

 

“Il Tribunale di Viterbo con sentenza numero 1399/2021, ritiene la Asl di Viterbo unica ed acclarata responsabile per un fatto gravissimo - spiega in una nota l’avvocato Roberto Alabiso che rappresenta il marito e i figli della vittima -. Fatto che ha portato al decesso di una paziente ricoverata al pronto soccorso dell'ospedale Belcolle di Viterbo e perciò viene condannata a risarcire gli eredi con la somma di 504.750 euro, ma si guarda bene dall'adempiere a quanto disposto dall'autorità giudiziaria. Fermo restando il preciso diritto dell'Ente soccombente di interporre appello avverso la predetta sentenza, si rammenta come, i provvedimenti di primo grado, come quelli di secondo, sono provvisoriamente esecutivi; costituiscono cioè un titolo per riscuotere le somme in essi contenute. Ebbene, nel caso di specie, il Tribunale di Viterbo, con sentenza emessa il 7 dicembre 2021, dopo un giudizio durato oltre tre anni, ha riconosciuto ai familiari della signora F. B. il diritto di essere risarciti per il gravissimo danno subìto”. Stando al resoconto dettagliato fornito dal legale, il 25 agosto del 2016 la 57enne rimase per più di 10 ore in attesa di essere soccorsa, malgrado avesse un infarto miocardico acuto in corso che non fu diagnosticato tempestivamente. “All'esito della decisione, frutto di un’attenta consulenza medico-legale di un noto professionista viterbese - spiega il legale - si concludeva che il trattamento ricevuto dalla paziente nel corso della sua degenza presso il nosocomio locale era risultato: ‘inadeguato, intempestivo ed erroneo’ e nel prosieguo della relazione tecnica, si concludeva che la causa del decesso della signora F. B. era certamente da ricercarsi ‘nell'anomalo ritardo della diagnosi e delle cure dei sanitari del pronto soccorso, nei confronti della paziente, rimasta per oltre 10 ore senza alcuna terapia nè diagnosi’. Le conseguenze devastanti di tale omessa assistenza sono sotto gli occhi di tutti”.

Così iniziò un lungo percorso giudiziario costellato da tentativi di mediazione tra la compagnia di Assicurazione che copre i rischi professionali dei medici della Asl di Viterbo, che andarono a vuoto e che non portarono a soluzioni concrete. “La sentenza prima citata - continua Alabiso - ha confermato le ragioni specifiche delle persone danneggiate, quantificando la pecunia doloris nelle cifre suindicate e per le quali gli aventi diritto dovranno necessariamente agire in via esecutiva nei confronti della Asl soccombente. Ciò significa che occorreranno mesi, se non anni, per ottenere la tutela di un diritto ratificato da un provvedimento dell'Autorità giudiziaria, con altre spese a carico inevitabilmente dei promotori e con la triste conclusione che, se controparte è una persona fisica, si può più o meno rapidamente ottenere quanto dovuto, se, al contrario, la soccombente è una di queste megastrutture sanitarie, è improbabile ottenere lo stesso risultato, in quanto come Ente pubblico, con autonomia gestionale esiste la possibilità di ‘sfuggire’ alle procedure pendenti in forza di norme pericolosamente a tutela di queste strutture. E' giusto? Il poeta direbbe ‘Ai posteri l’ardua sentenza’, noi, nel frattempo, ci auguriamo che non si verifichino più casi simili a quelli di F. B. né presso l'ospedale di Viterbo, né presso altri nosocomi e, comunque, si auspica che chi ha diritto ad essere risarcito lo sia in tempi dignitosi”.