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Viterbo, caro energia. Aziende ceramiche di Civita Castellana in crisi: "Impossibile programmare"

Alfredo Parroccini
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Le aziende di ceramica del distretto industriale di Civita Castellana vivono alla giornata per mancanza di programmazione sul lungo periodo. Il caro- energia, che ha registrato da qualche mese l’inaccettabile aumento del 500%, sta mettendo seriamente in ginocchio l’intero comparto che ora è costretto a “sopravvivere”. 

 

Una situazione a dir poco assurda, quella che stanno patendo gli imprenditori locali che, pur vantando numerosi ordinativi da parte dei clienti sia del mercato italiano che straniero, sono costretti a produrre con un margine di guadagno talmente risicato che alla lunga, se non arriveranno tempi migliori, li costringerà a fermare la propria attività. “Nell’area industriale di Sassuolo le aziende del noto settore delle piastrelle lo hanno già fatto per gli stessi motivi. Finora gli appelli rivolti alle autorità governative competenti hanno sortito pochi effetti pratici. Gli interventi governativi sull’impennata dei costi energetici - spiega il direttore della Federlazio Giuseppe Crea - sono insufficienti e non risolvono questo grave problema. Le aziende vanno avanti con difficoltà e, purtroppo, possono fermarsi da un momento all’altro. Urgono interventi statali più idonei e soprattutto misure strutturali più efficaci che finora una politica economica sbagliata e miope non ha realizzato. Oltre alle fonti rinnovabili è necessario puntare sul gas del nucleare pulito che l’Unione Europea sta sostenendo. L’Italia è troppo esposta alla schizofrenia dei costi energetici che costringe gli imprenditori a ritoccare continuamente i prezzi. Si crea così una instabilità che rischia di far perdere importanti fette di mercato alle nostre aziende perché gli acquirenti si rivolgono altrove, alla concorrenza”. 

 

 

Per evitare il fermo delle fabbriche e proseguire la produzione degli articoli igienico-sanitari, apprezzati in tutto il mondo per la bellezza del design e per la loro funzionalità, chi può cerca di sfruttare l’energia prodotta dai pannelli solari, evitando di lavorare durante i turni di notte. Ma è una strategia aziendale che può soltanto limitare le perdite, di certo non le fa sparire. All’utilizzo del gas per far funzionare forni e altri macchinari non si può rinunciare. 

 


 

“E’ scattata l’ora - conclude il direttore Giuseppe Crea - di attuare un piano energetico di lungo respiro che ci permetta di poter lavorare con serenità e con quella stabilità necessaria per poter affrontare il presente e il futuro senza incertezze e patemi d’animo”.